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Bonucci è il simbolo della crisi del Milan, ma il comandante non abbandoni la nave alla deriva

autore
Alberto Cerruti
per Milannews.it
martedì 26 dicembre 2017, 00:00Editoriale
autore Alberto Cerruti
26.12.2017 00:00Editoriale

Leonardo Bonucci è il nuovo capitano del nuovo Milan e se la nave rossonera è alla deriva è giusto sottolineare le responsabilità del comandante, in campo e nello spogliatoio, visto che con la fascia sul braccio ha il diritto, e il dovere, di farsi sentire più degli altri compagni. Sorvoliamo sulla cifra folle per cui stato pagato, 42 milioni di euro record dell’ultimo mercato estivo, più di quanto la sua vecchia Juventus aveva sborsato per Dybala, perché non è stato Bonucci a fissare il prezzo del proprio cartellino. E sorvoliamo anche sul suo ingaggio, perché non ha certo minacciato Fassone con il mitra per avere 6 milioni all’anno. Questi sono nodi che verranno, o forse sono già venuti, al pettine di chi deve fare i conti in Italia e soprattutto poi deve presentarli all’Uefa, con tutte le conseguenze che già sappiamo.

Il problema, che riguarda il rendimento in campo e di conseguenza i tifosi, è un altro perché Bonucci fin qui è stato, suo malgrado, il simbolo della crisi del Milan. Invece di infilare un filotto di vittorie, come sperava la coppia Mira-Fax quando ha intempestivamente esonerato Montella, affidando la squadra a Gattuso prima di affrontare Benevento, Bologna, Verona e Atalanta, Bonucci e compagni hanno completato un fil-otto con altrettante sconfitte complessive, aggiungendo le ultime due consecutive contro Verona e Atalanta alle precedenti sei, che almeno erano arrivate contro squadre più in alto in classifica. Cambiando l’ordine degli allenatori non sono cambiati i risultati, come ci eravamo subito permessi di ipotizzare, perché questo dice la storia del Milan, che evidentemente gli ex interisti Fassone e Mirabelli non conoscevano bene. Ma soprattutto, cambiando il modulo, con la difesa a quattro invece che a tre, sono diminuiti i gol all’attivo, invece di quelli al passivo. E Bonucci, in tutta questa girandola di tecnici e di moduli, è rimasto sempre al di sotto della sufficienza, spettatore dei primi gol in serie A dei veronesi Caracciolo e Bessa, oltre che di quelli di Kean, dell’ex milanista Cristante e di Ilicic.

Così, invece di essere un leader, Bonucci si è trasformato suo malgrado in un complice del crollo del Milan, senza mai riuscire a salvarsi almeno a livello personale, come è successo più volte a Borini, arrivato come attaccante di scorta e diventato, invece, un prezioso jolly difensivo. Se fosse straniero e se fosse un giovane al primo anno di serie A, potremmo dire che Bonucci ha bisogno di tempo per ambientarsi, e invece no. L’augurio è che il derby di coppa Italia sia un’occasione di riscatto per lui e per il Milan, che oggi stanno affondando insieme, ma hanno ancora il tempo per riprendere la rotta insieme. Con una speranza finale, visti gli spifferi che arrivano dal Chelsea del suo vecchio allenatore Conte. Un vero comandante non abbandona mai la nave per primo. Perché se fosse così, Bonucci perderebbe la fascia e la faccia. E non sarebbe soltanto una banale questione di consonanti.

per Milannews.it

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