Gattuso ha sbloccato una nuova fonte di gioco: ora il Milan non è più soltanto Suso
Matteo Calcagni
Al momento in cui Gattuso si insediò sulla panchina del Milan, il numero di "nuove leve" rossonere dal rendimento insufficiente era decisamente ampio. Uno di loro era Hakan Calhanoglu, il cui contributo sul terreno di gioco appariva eufemisticamente distante dal dieci indossato sulle spalle. Vincenzo Montella aveva provato a collocare il turco in più posizioni, insistendo anche sul discorso mezz'ala, ma l'ex Bayer Leverkusen sembrava spaesato, lontano dai tecnicismi ammirati in Germania.
LA RESURREZIONE - Qualcuno addirittura aveva ipotizzato che Gattuso non fosse particolarmente entusiasta del turco, tanto da chiedere una sua cessione in vista del mercato di gennaio. Una voce che fu subito spazzata via dal tecnico calabrese, il quale invece usò sempre parole al miele per il classe '94, la cui indisponibilità era dovuta esclusivamente ai problemi muscolari. Per (ri)vederlo all'opera abbiamo dovuto aspettare dicembre inoltrato, ma il Calhanoglu attuale è un giocatore completamente diverso da quello smarrito ed apatico di inzio stagione.
LA NUOVA FONTE DI GIOCO - Il nativo di Mannheim è stato tra i migliori in campo in tutte le ultime uscite del Milan, ripetutosi anche nel big match con la Lazio, dove ha dato ulteriore dimostrazione di enormi qualità tecniche, almeno finché le gambe hanno retto. L'assist, splendido, per Cutrone è arrivato dal suo piede, come la maggior parte delle azioni pericolose dei rossoneri. Forse l'esterno sinistro non sarà il suo ruolo naturale, ma Hakan si è adattato con grande solerzia, comprovando che con il lavoro e l'abnegazione certi tatticismi vanno in secondo piano. Se in passato ci si lamentava che il gioco rossonero dipendesse esclusivamente dalle lune di Suso, ora il Milan può contare su un'altra fonte di assoluto spessore. E i risultati si vedono in maniera lampante.


