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Gattuso, serve una scelta definitiva in attacco per allontanare Sarri e Conte. Verdi, Dzeko e Pastore: il caos non è solo al Portello

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 2 febbraio 2018, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
02.02.2018 00:00Editoriale

Il lavoro c'è e si vede. Il Milan dà netta la sensazione di saper finalmente soffrire, gestire, giocare a pallone attraverso idee semplici e concrete. Gattuso sta cercando di coinvolgere tutti, non nel "progetto" ma semplicemente nella necessità. Serve l'apporto di ciascun giocatore della rosa, non si possono escludere a priori Antonelli, Borini, Abate, tornerà il momento di Montolivo e forse di Gomez. Un giorno, chissà, arriverà persino l'ora di André Silva che personalmente non ho visto entrare così molle come ho letto e sentito, ma forse mi sbaglio io. Quel che è certo è che deve dare e fare di più. Quel che è certo è che Rino adesso debba fare una scelta precisa, netta in attacco. Kalinic non sembrava adatto, non pare trovarsi a suo agio senza una seconda punta al fianco. Il tanto inflazionato "falso nueve", il centravanti di movimento, la "boa", in rossonero è nata negli anni '70 con Alberto Bigon, giocatore di tecnica e intelligenza rara che San Siro non amò mai fino in fondo, avendo al suo fianco Rivera e Prati e poi Chiarugi. Kalinic non c'entra con questo: non riesce a dialogare, non tiene una palla, gioca spalle alla porta, non incide in area. Questo Milan non può permetterselo. E nemmeno Gattuso, il quale sta cercando con grande impegno di dare senso e dignità alla stagione e guadagnarsi magari la conferma, allontanando l'ipotesi di Conte e quella che più sta prendendo quota in questi ultimi tempi: Sarri.

Nei 180' tra domenica e mercoledì il Milan è stato complessivamente meglio della Lazio: in campionato ha fatto la partita soffrendo solo nel finale e meritando di vincere, in Coppa Italia ha stretto i denti più a lungo, creando però l'occasione più clamorosa della partita. Se all'Olimpico nella semifinale di ritorno, l'andazzo sarà un mix delle 2 sfide giocate in pochi giorni, passerà il Milan perché è stato complessivamente meglio dei biancocelesti.

I dubbi, i sospetti, il sarcasmo, le punzecchiature, l'ironia che riguardano il club rossonero in mano a cinesi ombra, sono piatto prelibato per detrattori e avversari. Il primo fu Pallotta, ora scopriamo che la Roma deve vendere. Molto e alla svelta. Del progetto-stadio sbandierato dal primo giorno, neanche l'ombra. La società giallorossa ha invece i tratti somatici di una provinciale che compra a poco per realizzare a molto. Le ambizioni sportive rimangono solo proclami, solo per volontà di Dzeko non si è privata del suo centravanti in questa sessione di mercato. L'Inter del plurifantastiliardario non solo non ha preso Pastore né nessun altro di alto profilo per la solita nenia del fair-play e delle restrizioni del governo cinese, ma (addirittura) Suning non si è nemmeno sognato di trasferire Ramires dal suo club cinese dello Jiangsu (159 partite e 17 reti nel Chelsea) in nerazzurro. Eppure il brasiliano, che compirà 29 anni a marzo, era l'identikit perfetto di ciò che serviva a Spalletti. Infine il Napoli in corsa per lo scudetto e alle prese con un possibile sostituto di uno dei 3 d'attacco, ha dovuto incassare con sorpresa (?) il "no" di Verdi, ha nicchiato 2 mesi su Inglese e poi 3 settimane almeno su Deuloefu (finito per 14 milioni al Watford), non ha mai preso in considerazione nemmeno per un minuto Walcott (20 milioni di sterline per andare all'Everton, dove ha subito realizzato la doppietta per la vittoria 2-1 sul Leicester), non è riuscito a prendere Politano dal Sassuolo per 28 milioni! La Juve ringrazia. Tutti. E il Milan per favore lasciatelo stare.  

In bocca al lupo Billy: se qualcosa non andrà, alzerà la mano per primo e lascerà la truppa. Se invece - come penso - tutto andrà bene, la FIGC continuerà ad avere in seno per molto tempo un uomo serio, onesto, leale, appassionato e concreto. 

per Milannews.it

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