Concezioni diverse, poco tempo e troppe aspettative: Berlusconi-Miha, tra inutili frecciate e una separazione inevitabile
Simone Nobilini
Tutto già deciso, a quanto pare. I primi, imbarazzanti silenzi nel momento di maggior crisi tra i match del girone d'andata contro Genoa e Napoli, le prime frecciatine e, con il passare del tempo, le prime stilettate, volte a perforare ancor di più il cuore di un rapporto che ormai sembra essersi davvero definitivamente incrinato. Sarà separazione, con ogni probabilità, tra Silvio Berlusconi, il Milan e Sinisa Mihajlovic: tempo a disposizione poco, aspettative troppe. Puntare in alto dopo 86 milioni di euro spesi sul mercato poteva essere lecito, rimanendo però consci di non possedere i ricambi necessari per poter resistere nella corsa al podio e di non dare la necessaria fiducia ad un allenatore non particolarmente apprezzato per il proprio stile di gioco. E sempre più verso la fine della corsa in rossonero.
PROBLEMA A MONTE - Sarri in mano nel corso della scorsa stagione, quando ormai per Inzaghi le chance di restare sulla panchina rossonera erano già sostanzialmente sfumate, e scelta poi ricaduta su Mihajlovic. Osservando ogni squadra allenata dal tecnico serbo, anche in passato, risulta tuttavia inevitabile notare, per un amante del bel gioco come Berlusconi, come Sinisa abbia sempre voluto dare un'impostazione grintosa, compatta e mai particolarmente spettacolare alle proprie squadre. Perchè, dunque, decidere di optare per uno stile di gioco non particolarmente apprezzato? A Mihajlovic vanno certamente dati grandi meriti, tra un gruppo decisamente più unito rispetto agli anni passati (fatta eccezione per l'ultimo caso-Ménez), tanto lavoro e la possibilità concreta di tornare in Europa: ma se l'intenzione del presidente era rivolta a diversi obiettivi, tra trame fluide e schemi, risulta inevitabilmente esserci un problema decisionale della società, accompagnato da tanti punti di domanda, a monte.
SEPARAZIONE INEVITABILE - Prestazioni negative, risultati che non arrivano (striscia di 9 risultati utili consecutivi con piccoli complimenti annessi a parte) e terzo posto definitivamente sfumato: una stagione, l'ennesima, che non può aver soddisfatto Berlusconi e i tifosi milanisti, nonostante restino ancora due importanti obiettivi (tra ritorno in Europa e la finale di Coppa Italia) da centrare. Proprio in questo senso, tra frecciatine, botta e risposta velati ed intenzione ormai chiara del presidente Berlusconi di cambiare guida tecnica a fine stagione, risulta ormai inutile destabilizzare un ambiente che potrebbe regalarsi un finale di stagione capace di riscattare, in parte, i precedenti mesi negativi: nella bacheca rossonera un trofeo manca da ben 5 anni e, fatalità, proprio quell'ormai poco apprezzato Sinisa Mihajlovic potrebbe riuscire nell'impresa di portare a casa il 29° trofeo dell'era Berlusconi. Proseguendo a testa alta, destinato a pianificare un nuovo futuro ma, al contempo, pienamente concentrato sulla voglia di rispondere una volta di più, e nel miglior modo possibile, al proprio presidente.


