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Amorim, 10 in comunicazione. La centrifuga del calendario. L’equivoco dei giovani. FIGC, una farsa 

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
09.10.2026 00:00Editoriale

Non c’è davvero molto da obiettare rispetto a come Rubén Amorim si pone nei confronti dei media da quando è iniziata la sua avventura italiana. Misurato ma ambizioso, sempre sereno, autocritico, disposto a mettersi in discussione. E aziendalista, che contrariamente a una moda in uso nel web costituisce una virtù e non un difetto. Chi sposa la linea di un’azienda la deve poi condividere nel quotidiano sino a quando ci crede. 

In queste 3 lunghe settimane di sosta Amorim ha analizzato punto per punto pregi, margini, difetti della squadra oltre che del suo lavoro. Ora il tempo delle parole termina inesorabilmente e inizia la centrifuga di un calendario folle, in cui si giocheranno in 3 mesi le partite che normalmente si contano nella metà di una stagione.  L’allenatore portoghese ha giustamente precisato che si baserà, si affiderà a un gruppo di titolari definito: sarà intorno a loro che, mano a mano, verrà messo in atto un turnover mirato, chirurgico. È in effetti l’unico modo per plasmare idee, filosofia e strategie. 

Ecco perché mi sembrano un po' singolari le richieste di accelerazione sull’utilizzo dei giovani. Camarda è un caso a parte per gestione (pessima) nelle ultime 3 stagioni rispetto al suo potenziale - come ho scritto qui la scorsa settimana - e per il fatto che è quello che ha meno concorrenza (il solo Ramos davanti a sé), ma per Comotto e tutti gli altri, se sostenuti dalla fiducia di staff e compagni, è necessario un inserimento graduale. Non è retorica pensare, sostenere che la linea verde debba intersecarsi con quella esperta quando le condizioni permettono di aiutare ed essere aiutati, salvo che non si parli di fenomeni. Con il Sassuolo bisogna ripartire da dove ci eravamo lasciati, per proseguire nella continuità dei risultati iniziando quella parallela del gioco, dell’identità. 

Abbiamo scoperto di avere una buona base per una Nazionale che dà speranza. Mancini non meritava di essere richiamato dopo la girata di spalle di 3 anni fa, ma ha iniziato bene il suo lavoro. Questo per la scelta dei giocatori, ma anche per averli tenuti freddi e distaccati rispetto al circo dei vertici federali. Malagò da presidente a commissario per poi tornare a presidente, è una burla insensata figlia della mediocrità di questa generazione dirigente. Politica e sportiva. Quanto più l’Italia ne resterà lontana, tanto più andrà lontana in campo.

per Milannews.it

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