ESCLUSIVA MN - Carobbi: "Il ritorno di Berlusconi sarebbe l’acquisto migliore"
Massimo Canta
La redazione di Milannews.it ha contattato al telefono Stefano Carobbi, ex terzino rossonero alla corte di Arrigo Sacchi, nonché capitano della Fiorentina. Con lui abbiamo fatto un bilancio della stagione del Milan a poche giornate dal termine del Campionato, analizzato le possibili prospettive di mercato, ricordato il suo rapporto con Berlusconi, affrontato la posizione di Balotelli, rimpianto un Milan che non c’è più…
Mancando ormai otto giornate al termine del Campionato, a tuo parere, qual è il bilancio che possono fare i tifosi sulla stagione del Milan?
“Sicuramente non soddisfacente, ne’ per la Società né per i tifosi. Non sono state sfruttate le ultime occasioni per agganciare il terzo posto, come invece ha fatto la Roma ed ora i punti di distacco sono troppi. C’è però la Coppa Italia, che comunque resta una competizione importante, ma che deve far riflettere la Dirigenza, per arrivare a raggiungere gli obiettivi che quest’anno sono sfuggiti”.
La conquista di quel Trofeo, sarebbe solo una ‘consolazione’ o salverebbe la stagione?
Solo in Italia non ha quell’interesse che invece suscita in altri Paesi. Credo che il Milan possa giocarsela, anche se l’avversario è impegnativo . Vedremo poi quali effetti potrà provocare”.
Venendo al ruolo di difensore, che hai rivestito in carriera, Stefano, pensi che Mihajlovic ad un certo punto abbia trovato il suo miglior assetto nel reparto arretrato?
“Devo dire che io sono un estimatore di De Sciglio, che forse avrebbe bisogno di un po’ più di fiducia attorno a sé. Il problema secondo me ora non è la difesa, ma un centrocampo che non fa filtro. Ci tengo a far notare che il Milan ha incassato trentuno gol, come la Roma, ma ne ha realizzati solo quaranta… In fase di non possesso il Milan non fa quello che dovrebbe fare”.
Da ‘osservatore’, più che da allenatore, per non metterti in difficoltà, dove consiglieresti di intervenire alla Società, per fare quel salto di qualità che molti reclamano alla formazione rossonera?
“In difesa bisogna continuare a dare fiducia ai giovani, magari aggiustandola con un altro acquisto. A centrocampo i giocatori che prediligo sono quelli che fanno la differenza in mezzo al campo, quelli in grado di cambiare la partita, di dare un ‘strappo’, un Vidal della situazione, per intenderci, che unisce qualità a quantità , oltre a ottime capacità di realizzazione. In attacco non vedo il Milan al di sotto di altre, a livello di potenzialità”.
Tu hai sempre speso ottime parole per il presidente Berlusconi, ma aveva un rapporto preferenziale con i giocatori, quasi paterno, rispetto a quello con i propri allenatori?
Mi ricordo di una persona davvero sopra le righe. Con l’allenatore parlava sì, anche di calcio, di tattica e devo dire che qualche volta ci azzeccava pure… Con i giocatori era molto presente e le cose le vedeva bene. Forse ora non è più partecipe fisicamente come prima, a causa di altri impegni. Se tornasse ad avvicinarsi, sono convinto che sarebbe l’acquisto più importante. Quando lo incontrai, accompagnato da Roggi, mi disse che lui cercava giocatori che fossero in sintonia con la sua filosofia”.
A tuo giudizio, manca una figura di riferimento, un Direttore Sportivo da affiancare a Galliani?
“Una volta c’era Braida, servirebbe una figura così, un tramite tra Società e squadra, sempre presente, come lo era Ramaccioni”.
Lo hai citato, che ricordo hai di Silvano Ramaccioni?
“Faceva filare tutto quello che doveva filare. Il Milan era un orologio svizzero, si doveva pensare solo a giocare… Quando un giocatore non ha altri pensieri se non il campo, non può avere alibi. Se si sbagliava, si andava a casa, come dissero a me”.
La chiusura, che a detta di molti sembra certa, del rapporto tra Berlusconi e Mihajlovic, a che cosa può essere dovuta?
Secondo me c’è stato un errore di comunicazione ‘iniziale’. Poi naturalmente è il Presidente che prende le decisioni. Ci metto anche il fatto che l’allenatore abbia detto delle cose e poi le abbia ‘riviste’, cosa che una volta non succedeva, perché prima di parlare, dovevi chiedere il permesso. I panni sporchi, come in famiglia, si lavano in casa”.
Da allenatore, invece, lo avresti voluto un Mario Balotelli nella tua rosa o avresti cercato di evitare questa ‘esperienza’?
Per me ha un solo problema. Ritrovare la sua identità. Le qualità sono innegabili, ma ora ristagnano in profondità. Molti gli hanno dato fiducia, ma francamente mi sembra difficile, ad oggi, pensare che sia un rinforzo per il Milan. La cosa più difficile, come sempre, non è arrivare, ma rimanere ad un certo livello”.


