Vazquez, Milan e il deja vu del 4-3-1-2: un lietmotiv dai risultati disastrosi
Matteo Calcagni
Notizia di questa mattina è l'interesse, rilanciato, del Milan nei confronti di Franco Vazquez. L'argentino è stato più volte accostato ai rossoneri e, da quello che riferisce Tuttosport, Silvio Berlusconi lo vorrebbe per rievocare (ancora una volta) il modulo con il trequartista. Tutto è ancora in divenire, visti anche i dubbi sul futuro della panchina meneghina, ma già da ora ci si può ritrovare nell'ennesimo deja vu.
PRECEDENTI - 2012-13: il Milan di Allegri, dopo una miracolosa rimonta e la conquista della Champions con il 4-3-3, viene dirottato al 4-3-1-2. Risultato? Esonero e ottavo posto a fine stagione. 2014-15: dopo il disastro in campionato e l'arrivo di Sinisa Mihajlovic, si decide di comune accordo di ritornare al trequartista, senza avere un trequartista. Risultato? Dopo un mese di scoppole il serbo è costretto a cambiare tutto, perdendo altri trenta giorni per riabituare la squadra.
L'ARGENTINO NON BASTA - Acquistando Vazquez il ritorno al 4-3-1-2 avrebbe anche una logica, ma i precedenti fanno tutt'altro che sorridere. E' opinione comune, tra molti esperti di calcio, che questo sia uno dei moduli più difficili da adottare: serve un lavoro mostruoso dei terzini (e grandi doti), così come un centrocampo a tre di estrema qualità. Il Milan al momento non sembra ancora in grado di supportarlo, a meno di rivoluzionare (e spendere tanto) in estate. Non basterà quindi il solo approdo dell'argentino per rendere attuabile e vincente il sopracitato sistema di gioco.


