Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club

I rischi di riproporre un modulo che non ha funzionato: le enormi ombre del 4-3-1-2

autore
Matteo Calcagni
per Milannews.it
giovedì 14 aprile 2016, 16:31Primo Piano
autore Matteo Calcagni
14.04.2016 16:31Primo Piano
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport

Nuovo allenatore, nuovo (vecchio) modulo. Il 4-3-1-2, dogma del presidente Berlusconi, torna di moda con l'insediamento in panchina di Cristian Brocchi, intenzionato a riproporre nell'immediato questo sistema di gioco. Non ci sarebbe nulla di male o di strano, se non si tenesse conto di quanto fatto (o meglio non fatto) dal Milan con questa disposizione tattica. Sinisa Mihajlovic ha provato ad impostare la stagione con lo schieramento tanto caro al numero uno milanista, costretto a fare dietrofront dopo un mese di scoppole e partite dominate dagli avversari.

PROBLEMI TATTICI - Brocchi, durante la conferenza stampa di presentazione, ha voluto sottolineare come Bonavenura e Honda siano più che idonei al ruolo di trequartista. Eppure, nelle prime settimane stagionali, entrambi avevano fatto fatica col 4-3-1-2, sia per caratteristiche sia per problematiche collettive. Questo modulo non ha bisogno del solo numero 10, ma di un centrocampo a tre con un regista perfettamente a suo agio, di due terzini che riescano a fare la doppia fase senza l'ausilio della copertura degli esterni alti. Tutto questo per dire che, tra i tanti sistemi di gioco, il 4-3-1-2 è uno dei più dispendiosi in assoluto: riproporlo in un periodo dove la condizione atletica non è straordinaria (vedi Bonaventura e Honda) non sembrerebbe una mossa azzeccatissima.

RISCHIO CONCRETO - A tutto questo si aggiunge anche un'altra considerazione, forse la più importante. Cambiare modulo a sei giornate dalla fine della stagione, dopo che la squadra ha lavorato per sei mesi e trovato i suoi equilibri, appare un rischio piuttosto elevato. Non ci fossero stati obiettivi di sorta, sarebbe stata una scelta anche sensata, come una prova in vista dell'anno prossimo, ma in questo momento si rischia soltanto di gettare al vento quanto di buono profuso in questo campionato. Vale davvero la pena rischiare l'Europa sull'altare del "bel gioco"? Evidentemente al Milan pensano di sì.

per Milannews.it

Altre notizie