Repubblica - Milan, Berlusconi pronto a dire sì all’offerta cinese: 300 milioni per il 60-70% del club. Tutti i dettagli della trattativa
Enrico Ferrazzi
Con Bee Taechaubol passato ormai in secondo piano, adesso in pole per acquistare il Milan c’è un’altra cordata, cioè quella formata da una decina di imprenditori cinesi con alle spalle un advisor americano. Negli ultimi giorni, le voci su questo gruppo di Pechino si stanno facendo più insistenti: l’edizione odierna di Repubblica riporta addirittura una frase che starebbe circolando sempre di più in via Paleocapa 3, sede di Fininvest, cioè che “la vendita del Milan non è mai stata così probabile”.
I TEMPI PER LA CHIUSURA - Silvio Berlusconi ci starebbe pensando seriamente ed entro fine settimana dovrà decidere se rinunciare veramente all’azienda cui si sente più legato, della quale diventerebbe poi il presidente onorario. L’offerta della cordata cinese è molto chiara: 300 milioni per una percentuale tra il 60 e il 70% e una valorizzazione di circa 500 milioni, più i debiti. Se dovesse arrivare il via libera di Berlusconi, scatterebbe subito il diritto di esclusiva, vale a dire che gli acquirenti saranno gli unici a potere guardare i conti fino ai primi di giugno, quando si potrà chiudere l’affare.
NUOVO AD E STADIO - Con l’eventuale avvento di questo gruppo di Pechino potrebbe cambiare molte cose: la figura chiave sarà infatti un nuovo amministratore delegato, nominato dai cinesi, al posto della diarchia Galliani-Barbara Berlusconi, anche se non è da escludere l’iniziale traghettamento. L’identikit porta a un dirigente straniero, non anglosassone, già attivo nel calcio italiano. Il suo primo passo annunciato, secondo i programmi, sarà quello di “regalare” al Milan uno stadio di proprietà (costo minimo 300 milioni di euro), che viene visto come qualcosa di imprescindibile per consolidare i ricavi.


