ANALISI MN - Ritmo, aggressione delle linee, mentalità e possesso palla: ecco su cosa lavorerà forte Brocchi nei prossimi giorni
Pietro Mazzara
Tre allenamenti non possono cambiare il volto di una squadra, compresa la sua mentalità, ma possono essere una base per cercare di accorciare i tempi. La prestazione del Milan contro il Carpi ha fatto vedere altri sprazzi dell’idea e della proposta di gioco di Cristian Brocchi, ma come in tutte le cose, il tempo è il fattore più importante che ci possa essere quando si devono insegnare concetti nuovi e rispolverarne altri che, in passato, erano la base della filosofia calcistica del Milan e che, con il passare delle guide tecniche, sono andati perduti o arrugginiti. Rispetto alla gara con la Sampdoria, a livello generale, c’è stato un passo indietro (lo ha ammesso lo stesso Brocchi nel post partita) ma è altrettanto vero che la partita va analizzata non solo con il risultato, ma anche con quelli che sono i punti cardinali dell’idea di calcio che l’allenatore del Milan sta cercando di trasmettere ai suoi giocatori.
COSA NON E’ ANDATO – Rianalizzato la partita, è apparso evidente come il ritmo molto basso al quale andava il Milan sia stato il fattore principale che ha condizionato tutta la partita. Nelle poche occasioni in cui la circolazione del pallone è stata fatta ad una velocità accettabile (non quella che ha in mente l’allenatore), la squadra ha saputo creare i presupposti per delle azioni pericolose, ma si è trattato di pochi episodi dentro una partita dove il Milan, di base, ha piantato le tende nella metà campo avversaria. A rendere più difficoltosa la manovra, la staticità di quasi tutti i giocatori chiamati ad offendere. Fatta eccezione per Abate e, a tratti, Bonaventura, gli altri uomini di movimento che avrebbero dovuto creare spazi e linee di passaggio, sono spesso finiti per confluire nel cono centrale del campo, perdendo il concetto dell’ampiezza della manovra e andando a sbattere contro il muro del Carpi. Il fatto che nessuno attaccasse la linea è stato un concetto altrettanto evidente e su questo lavorerà Brocchi in vista della partita di lunedì contro il Verona. Montolivo, in fase d’impostazione, ha sofferto molto la mancanza di movimento da parte dei compagni e questo lo ha portato a toccare si molti palloni, ma in maniera del tutto intermedia, senza avere la possibilità di trovare qualcuno che andasse in profondità. Boateng ha sofferto tantissimo il doversi cercare una posizione in campo così come Bacca e Balotelli dovranno affinare la loro intesa.
COSA C’E’ DI BUONO - Di positivo, invece, c’è stata la mentalità della squadra volta a giocare sempre e comunque nella metà campo avversaria. Il 78,9% di possesso palla è un dato interessante ed importante, che testimonia come il Milan abbia avuto sempre il pallino del gioco, ma troppo spesso (come spiegato nel paragrafo precedente) è stato un possesso sterile, dettato proprio dall’assenza ancora di alcuni sincronismi fondamentali, ma a Milanello si sta lavorando anche su quell’aspetto. Rispetto al passato, però, ieri il Milan ha saputo gestire il pallone rasoterra, senza alzare grandi campanili o utilizzando lanci lunghi, troppo spesso preda delle difese avversarie. Ci vuole ancora un po’ di tempo, ma l’imprinting di Brocchi sta iniziando a vedersi. Lavorare sul ritmo sarà fondamentale, perché solo andando più veloci degli altri li si può sorprendere.


