Mercato, i conti non tornano
Fabrizio Tomasello
Chiariamo subito una cosa: questo non è un j’accuse nei confronti dei dirigenti del Milan, presenti e futuri. Non è un attacco a Berlusconi, né a Galliani, a Gancikoff, ai cinesi e neppure al neo allenatore rossonero Montella, con cui si stanno definendo le strategie del mercato. Ma qui i conti non tornano.
Sono mesi che invochiamo l’avvento dei cinesi per poter di nuovo fare la voce grossa sul mercato, tornare a investire e finalmente ricominciare a vincere, e ora che quasi ci siamo i reportage del mercato del Milan sono una compilation di trattative con giocatori di dubbia utilità che a stento andrebbero bene per la vecchia società, quella che negli ultimi anni aveva stretto i cordoni della borsa e costretto Galliani a fare mercato con prestiti e parametri 0.
Sembra quasi che, malgrado la pioggia di milioni che sta per scrosciare su via Aldo Rossi, i dirigenti del Milan non siano ancora riusciti a liberarsi dalla scimmia dell’indigenza che aveva caratterizzato gli ultimi anni a tinte rossonere.
Ok, Marko Pjaca è un potenziale fuoriclasse e su questo fronte non ci sono discussioni. Il Milan ci sta provando e, anche se non sappiamo con quali risultati visto che la Juve incalza, stiamo comunque parlando di uno dei nuovi fenomeni del calcio internazionale. Ma per il resto?
I nomi che si continuano a leggere accostati al nuovo Milan cinese lasciano perplessi. Si parte da Josè “Il Principito” Sosa fino al Papu Gomez, e in mezzo una sfilza di calciatori su cui Galliani sarebbe al lavoro di concerto con il nuovo allenatore Montella: Mati Fernandez, Pellè, Vasquez, Pavoletti, Rincon, Fernando etc. etc.
Signori, il Milan della nuova proprietà ha fissato come obiettivo principale l’immediato rientro in Europa e il ritorno ai trionfi di un tempo in Italia e nel mondo. Ci sono circa 200 milioni di euro da investire (i 150 promessi dai nuovi investitori asiatici + un’altra cinquantina di milioni derivanti dalle cessioni di Bacca & co.) per iniziare un’indispensabile rifondazione dalle fondamenta a base di robuste dosi di talento, qualità, classe, freschezza, intraprendenza e genialità. Perché non puntare su calciatori di spessore quali Andrè Gomez, Arkadiusz Milik, Alvaro Morata, Joao Mario, Leroy Sanè, Axel Witsel, Riechedly Bazoer, Gabriel Jesus, Marko Rog, Antonio Candreva, e potremmo continuare a lungo, invece che sui presunti obiettivi di mercato monitorati fin qui?
Per dirla come un tifoso rossonero, in un commento apparso su un social network nella giornata di ieri, «Inseguire certi giocatori con 200 milioni nel portafoglio e come essere miliardari e andare a fare la spesa nell'hard discount».
Questione Pjaca.
È difficile stabilire come stiano al momento le cose, ma il rischio di un nuova clamorosa delusione per il popolo rossonero c’è, inutile negarlo. Stavolta però la sensazione è che da parte di Galliani sia stato fatto il possibile (cifre, tempi e modi giusti) per convincere il ragazzo a raggiungere Milanello. Se poi il croato preferirà Torino, sarà il caso di farcene una ragione. Il vero pericolo dell’eventuale fallimento dell'operazione Pjaca sta tutto nel rischio che potrebbe materializzarsi all'indomani di un nuovo ipotetico smacco sul mercato: reazione scomposta dei tifosi e brusca irruzione di Galliani sul mercato a comprare tutto quello che c'è di disponibile (persino un Sosa a 8 milioni). Così come accadde lo scorso anno scorso dopo la doppia scoppola in piena faccia subita sul fronte Kondogbia-Jackson Martinez e i conseguenti acquisti sbrigativi di Bertolacci (strapagato 20 milioni) e Bacca (30).
Capitolo Musacchio. Il difensore argentino è di sicuro un calciatore affidabile e probabilmente il partner più indicato per Alessio Romagnoli. Sicuro, abile di testa malgrado l’altezza non eccessiva (182 cm), ma - inutile negarlo - la questione infortuni preoccupa. Nelle ultime due edizioni della Liga, Mateo Musacchio ha disputato appena 27 partite (14 nel 2014/15 e 13 nel 2015/16), non proprio una garanzia di affidabilità e solidità. Ed è soprattutto la tipologia di infortuni a preoccupare lo staff milanista, perché tolta la frattura al perone rimediata il 13 aprile 2015 che ha costretto il difensore a restare fuori per 231 giorni, tutti gli altri stop per Musacchio sono riconducibili a problemi muscolari alla coscia, a testimonianza di una fragilità che dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per il Milan.
La speranza è che Milan Lab trovi un rimedio per i muscoli di cristallo di Musacchio, perché 25/30 milioni da spendere per il suo cartellino sono veramente tanti.


