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Il macchinoso gigante d’argilla rossonero

autore
Tiziano Crudeli
per Milannews.it
martedì 14 settembre 2010, 00:00Editoriale
autore Tiziano Crudeli
14.09.2010 00:00Editoriale
Tiziano Crudeli
Tiziano Crudeli

Chissà se la lezione di Cesena è servita. Al Milan e a noi opinionisti troppo faciloni e superficiali. Dopo gli acquisti di Ibra e Robinho tutti gli addetti ai lavori erano convintissimi che i rossoneri in terra romagnola avrebbero maramaldeggiato. Molti addirittura ipotizzano gol milanisti in quantità industriale. Era invece più logico andare cauti, anche se, ovviamente, i favoriti sulla carta erano Ibra e compagni. Bisognava però tenere conto di altri fattori: l'entusiasmo del Cesena, la spinta del fattore campo e ...i limiti congeniti del Milan che i ama ritmi compassati e ampi spazi a disposizione senza i quali nel recente passato ha stentato e, come abbiamo avuto conferma, continua a stentare. E così i neo promossi bianconeri cesenati , ben organizzati, ben messi in campo, chiusi nella loro metà campo, dove non non passava neanche uno spillo, affidandosi a sistematici raddoppi di marcature, pressing a tutto campo, contropiedi veloci e ficcanti, hanno fatto un figurone. Sono stati messi a nudo i difetti di sempre di un Milan che ha una manovra lenta (e per vie orizzontali) che permette agli avversari rapidi, veloci, determinati e disciplinati di avere tutto il tempo per chiudere ogni pertugio. Intestardirsi di andare a rete con azioni troppo elaborate è sbagliato, soprattutto quando le aree avversarie d'intorni sono presidiati da numerosi pretoriani. Se poi Sokratis e compagni commettono gravissimi errori e aprono voragini difensive, nelle quali vanno a nozze gli sprinter come il piccolo e insidioso Giaccherini -che è sembrato una riedizione romagnola del miglior Buitre- o come il macchinoso Bogdani- capace di rubare il tempo e uccellare il “Papa greco”-, allora la sconfitta è inevitabile. Mettiamoci pure che la fonte del gioco rossonera è stata inesistente visto che Ambrosini e Gattuso, tanta foga e buona volontà ma pochissima lucidità , non sono stati utili alla causa nè in attacco e neppure in fase difensiva. Andrea Pirlo ruminava calcio di qualità ma i possibili fruitori di tanta grazia erano nascosti nel folto del gruppo e nessuno si è fatto largo per ricevere i preziosi suggerimenti.

Nel calcio ci vuole equilibrio. Non bastano 3 o 4 punte di valore se poi nessuno li innesca. Oltretutto i big dell'attacco non tornavano mai a dar manforte al centrocampo, così la squadra rimaneva spaccata in due tronconi. Come se non bastasse i due esterni non sono riusciti a dare profondità alla manovra. Allegri and company nel concitato finale hanno pure rischiato di prendere altri gol. Insomma il Milan è parso un gigante dai piedi d'argilla. In una serata storta non potevano neppure mancare gli errori arbitrali. Pato è stato il più penalizzato. Ibra anche. E poi la pillola amara del rigore terminato sul palo. Come dire: al peggio non c'è mai fine.
 

per Milannews.it

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