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L'ipocondria di Pato, i proclami di Ibra e gli umori dei tifosi

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 17 settembre 2010, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
17.09.2010 00:00Editoriale
tv
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Dopo un'estate così, con i botti finali che seguono anni di vacche magre, i tifosi del Milan sono particolarmente ondivaghi e suscettibili. Perso a Cesena, arrivano a rimpiangere Matri, Pozzi, Flamini, Abate... Vinto contro l'Auxerre, la squadra diventa imbattibile, stellare, tutto da favola, tutto da sogno. A cominciare da Boateng. Non c'è pazienza, meno ancora equilibrio, non parliamo poi del senso della realtà, completamente assente.
Bisogna fare un po' d'ordine, cominciando comunque dal fatto ineluttabile che un rodaggio è necessario. Ibrahimovic e Robinho sono sbarcati a Milanello il giorno prima del viaggio in Romagna, in un clima di euforia (esterna e interna al Milan) che ha contagiato tutto e tutti. Un'euforia che ha rasentato l'isteria. La sensazione di poter fare un sol boccone del Cesena l'abbiamo avuta tutti, critici, opinionisti, tifosi, giocatori, eccetera eccetera. I due schiaffoni sono stati estremamente salubri per tornare a respirare l'aria della terra invece di quella rarefatta della luna. Poi martedì a San Siro contro i francesi, in campo una reazione opposta e contraria esattamente come in chimica: una squadra per un'ora timida, timorosa, senza idee, più attenta a dove stare che a come stare. Le magie finali di Dinho e Ibra hanno sistemato le cose lasciando la (gradevole, opportuna) sensazione che le cose vadano assolutamente perfezionate. Nulla avviene per magia, tutto avviene col tempo e col lavoro.
Il capitolo Boateng è sintomatico. La gente rossonera oggi appare più infatuata di lui che delle stelle d'attacco.

Non c'è dubbio che Allegri lo debba tenere in grande considerazione: se la sua idea di regia prevede 3 giocatori come Seedorf, Pirlo e Ambrosini, il primo sostituto di uno qualsiasi di questi non può che essere "il Principe". Ecco l'errore di Cesena: Gattuso che - non per sua colpa - si trova a fare più spesso il direttore d'orchestra invece che il trombettiere. In ogni caso, prima di buttare a mare gli stessi Gattuso, Pirlo, Ambrosini, Seedorf, è necessario appunto un po' di equilibrio.
Ora Boateng, visto l'infortunio di Ambrosini, avrà qualche partita a disposizione per entrare a sua volta nei meccanismi che troppo spesso ci si dimentica essere delicati. Così come lo stesso Robinho, a causa dell'infortunio di Pato. A proposito del "Papero", la pazienza (già come detto ai minimi termini) sta subendo duri colpi. Il ripetersi continuo di acciacchi e acciacchetti vari sta iniziando pericolosamente a mettere in discussione la sua reale integrità, la sua presunta ipocondria, l'inattaccabile lavoro dello staff medico. Pato è un talento assoluto, devono diventare valori assoluti anche il suo modo di allenarsi, eventualmente anche il suo modo di vivere e pensare da atleta.
Parte delle responsabilità della sfrenata euforia dei tifosi milanisti nelle ultime settimane sono stati anche i proclami di Ibrahimovic. Benissimo "vinciamo tutto", benissimo "arriveremo davanti all'Inter", benissimo "è la più bella maglia del mondo". Adesso però deve aggiungere "come": come si vince tutto, come si arriva davanti all'Inter, come si onora la maglia più bella del mondo. Modi e consigli sono semplici: lottando, sacrificandosi, segnando molto come martedì sera, avendo un filino più di tolleranza nei confronti di avversari e critici che invece contro i francesi e con Arrigo Sacchi non ha avuto.
Un'ultima annotazione: dopo anni di basso profilo e silenzio nei confronti degli errori arbitrali, la società rossonera è parsa insofferente molto presto in questa stagione. Se è per mettere in chiaro alcuni punti che non lo sono, ha fatto benissimo.
 

per Milannews.it

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