Caro Allegri, così non va! Io a Roma giocherei in questo modo...
Andrea Distaso
Dice bene il mister quando predica maggiore spirito di sacrificio e mentalità da grande squadra per correggere i difetti del Milan attuale e trovare la strada che porti al successo. Anche sabato sera, nel corso del primo tempo, la squadra ha dato troppo spesso la sensazione di voler risolvere la partita più con le giocate dei singoli che con una manovra frutto di un lavoro collettivo. E in troppe circostanze, a maggior ragione dopo la rete dello svantaggio, ci si è fatti cogliere clamorosamente fragili e vulnerabili dalle rapidissime ripartenze del Catania.
L'impressione, osservando il Diavolo di questo primo scorcio di stagione, è di un gruppo che pare aver smarrito gli automatismi esibiti a sprazzi nel precampionato e nel debutto con il Lecce; di più, di un insieme di giocatori che sembrano andare ognuno per conto proprio.
Insomma, una compagine che non può ancora definirsi tale, vuoi per la mancanza di alcuni preziosi elementi (Pato, Ambrosini, Flamini), del precario stato di forma di altri (Seedorf e Pirlo su tutti) e dei problemi di inserimento di campioni ultra-celebrati come Ibrahimovic.
Necessario dunque, per evitare di perdere ulteriore terreno nei confronti della concorrenza, un drastico cambio di mentalità, innanzitutto, e immediati correttivi di carattere tattico da parte dell'allenatore.
L'undici di partenza proposto contro gli etnei mi è parso da subito illogico e quasi presuntuoso nelle intenzioni, con una mediana in cui nessuno tra Pirlo, Seedorf e Boateng possedeva le caratteristiche classiche dell'incontrista. Anzi, a ben vedere, chi più chi meno da sempre è portato maggiormente ad abbandonare la propria mattonella per spingersi all'attacco, lasciando delle voragini in cui i giocatori di Giampaolo si sono tuffati senza esitazione. Bizzarra quantomeno anche l'opzione del doppio centravanti, con Pippo e Zlatan che hanno finito ben presto per pestarsi i piedi ed il primo a farne le spese nella ripresa con lo slittamento sulla corsia di destra per fare spazio allo statuario svedesone.
Mercoledì sera, nel primo turno infrasettimanale di campionato, il Milan troverà una squadra in salute come la Lazio che, per le qualità degli interpreti del suo 4-3-1-2 (anche se a Firenze Reja ha optato per un più prudente 4-4-1-1), potrebbe venire incontro allo scarso dinamismo mostrato recentemente dai rossoneri. Indipendentemente da questo, se mi trovassi a scegliere al posto di Allegri, ripenserei parzialmente la formazione iniziale sostituendo uno tra Seedorf e Pirlo con il rientrante Flamini (o Gattuso in alternativa) e avanzando Boateng in posizione di trequartista alle spalle di Ibra e Dinho. Un ritorno al rombo di centrocampo, modulo arcinoto dalle parti di Milanello, capace allo stesso tempo di regalare più equilibrio ed un maggiore controllo della palla; senza dimenticare l'importante spinta da parte degli esterni bassi con Antonini a sinistra e Zambrotta o Abate al posto dell'adattato e quindi inadeguato Bonera.


