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Il Milan se va in Champions è da ricostruire. Se rimane in Europa League, meglio rinunciare per chiudere con l’Uefa

21.05.2019 00:00 di Alberto Cerruti    per milannews.it   articolo letto 3392 volte
Il Milan se va in Champions è da ricostruire. Se rimane in Europa League, meglio rinunciare per chiudere con l’Uefa

La classifica dice che il Milan può ancora raggiungere il quarto posto, valido per entrare in Champions League. Difficile ma non impossibile, perché in una partita può succedere di tutto, specie all’ultima giornata, quando chi pensa di farcela può risvegliarsi senza nulla in mano, come accadde in quella fatal Verona, il 20 maggio 1973, dove il Milan di Rocco e Rivera perse incredibilmente la partita e la “stella” del decimo scudetto. Stavolta, invece, il destino potrebbe sorridere a sorpresa al giovane Milan di Gattuso. Ma nel bene di una Champions (ben)ritrovata, o nel male di una Europa League soltanto ritrovata un anno dopo, il campo ha confermato anche nell’ultima sofferta vittoria contro il Frosinone che questo Milan, con o senza Gattuso in panchina, non potrebbe fare molta strada a livello internazionale, come non ne ha fatta quest’anno in cui è stato eliminato dai modesti greci dell’Olympiacos e non certo per il suono delle trombette, come ha cercato di giustificarsi Leonardo con una scusa patetica, non degna di un grande dirigente.

I casi, allora, sono due. Nel primo, più affascinante, per superare almeno il girone e approdare agli ottavi, come non sono riusciti a fare quest’anno né il Napoli, né l’Inter, mister Gazidis dovrà avviare un piano di rafforzamento tecnico, ordinando di cedere bene e acquistare meglio. I paletti del fair play finanziario, che non sono un accanimento terapeutico nei confronti del Milan come dimostra il caso del Manchester City, non consentono più grandi spese, per cui bisogna cedere chi può garantire un bel pacco di milioni, senza commettere errori di valutazione che si potrebbero rimpiangere in passato. In parole povere, guai a privarsi dei più giovani Donnarumma e Cutrone, perché prima di loro conviene rinunciare a qualcuno tra i vari Calhanoglu, Castillejo, Kessie, Bakayoko, Biglia e Laxalt a prescindere dalle rispettive formule di acquisto e prestito. Poi, dopo le cessioni, servono acquisti di qualità, in mezzo al campo soprattutto, e non di passaggio come Higuain. Perché accontentarsi di arrivare in Champions rischiando di uscire subito, annaspando come quest’anno tra speranze e delusioni per raggiungere un altro quarto posto, non migliorerebbe il valore della squadra e della società, che il fondo Elliott vuole rilanciare per venderla a un nuovo acquirente.

Il secondo caso, al momento più probabile purtroppo, prevede un altro anno in Europa League, ma a quel punto bisognerebbe avere il coraggio di rinunciare alla manifestazione, ricordando tra l’altro come è andata quest’anno, perché così finirebbe una volta per tutte il purgatorio imposto dall’Uefa e si potrebbero gettare davvero le basi per risalire. E’ una scelta difficile, che può sembrare impopolare, ma soltanto così con un programma chiaro, senza illudere i tifosi, il Milan potrebbe essere rilanciato, tra l’altro senza impegni supplementari durante la stagione con un indiretto aiuto al nuovo allenare. In fondo, quando arrivò, Conte prese una Juventus reduce dal settimo posto, senza impegni nelle coppe europee, e la portò subito allo scudetto. Con questo non pensiamo che Gattuso, o chi per lui, ripeterebbe una simile impresa, ma una volta digerita l’autoeliminazione iniziale tutto sarebbe più facile.

L’importante, in ogni caso, è la chiarezza: delle idee, dei programmi e degli annunci. Per il bene del Milan e dei suoi splendidi tifosi, che non meritano di essere illusi all’infinito.


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