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Linguaccia, fede, record e l'emozione di un bambino: l'indimenticabile 2022 di GiroudTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
domenica 25 dicembre 2022, 19:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio
per Milannews.it

Linguaccia, fede, record e l'emozione di un bambino: l'indimenticabile 2022 di Giroud

Nel 2022 rossonero costellato di gioie, soddisfazioni e successi l’uomo immagine, più di chiunque altro, è stato Olivier Giroud. Il francese, che in carriera ha vestito le maglie di Montpellier, Arsenal e Chelsea prima di quella del Diavolo, è già entrato nel cuore di tutto il mondo Milan, oltre che nella storia del Club. Non può che essere così quando fai gol che pesano e spostano tanto contro i rivali cittadini di sempre.

Nell’immaginario collettivo c’è ormai un filo diretto tra "Giroud" e "girarsi", quasi come se fosse una paronomasia, ma senza esserlo fino in fondo: non c’è tensione fra queste due parole, se non per gli avversari. Per i tifosi del Milan c’è solo divertimento, sfottò, tormentone, gioia e sorrisi: lo stesso sorriso che Olivier ha sfoggiato nella sera del derby di febbraio, ormai passato alla storia, prima di esibirsi in un’irriverente linguaccia rivolta con soddisfazione all’altra metà di Milano. Un’emozione enorme e continua, per gli altri ma soprattutto sua come ha ammesso ridendo dopo l’espulsione contro lo Spezia di qualche settimana fa: “Il calcio è così, con l’adrenalina e la gioia per il gol vittoria dopo una partita difficile nella mia testa sono ancora un bambino”. Anche a 36 anni.

E a proposito di bambini, Oli ha ammesso che da piccolo ammirava Ibrahimovic, e oggi ci gioca insieme. Ma ci ha tenuto a precisare una cosa: “Ibra mio idolo? No, il mio idolo è Gesù Cristo. Ammiravo lui (Ibra) e Shevchenko, ma non l’ho ancora detto a Zlatan (ride, ndr). A 20 anni lui era già un top player, i miei amici mi regalarono una sua maglia; adesso magari me la farò firmare” diceva a febbraio. Il numero 9 (a proposito, ma quale maledizione?) non ha mai nascosto il suo credo e la sua enorme fede in Dio. Lo ha fatto presente in conferenza, sempre con un grande sorriso sulle labbra e con quel pizzico di provocazione che non guasta mai: “Al Chelsea ero il terzo attaccante, c'erano Abraham e anche Batsuahyi davanti a me. Parlai con Lampard per trovare una soluzione, ma lui non voleva mandarmi via. Poi segnai 8 gol nelle ultime 10 partite. L'Inter era molto interessata a me, ma ad un certo punto mi hanno detto che non c'erano più soldi per me. Mi voleva anche la Lazio. Ero disperato, volevo andare via. Potevo andare al Tottenham, ma avevo giocato nell'Arsenal. Era destino che fossi rossonero e non nerazzurro. Sono cristiano e penso che Dio abbia voluto che nel mio destino vestissi la maglia del Milan e non quella dell'Inter”.

Ed è sicuramente dalla sua fede che nasce una delle frasi che meglio rappresentano il Milan di Stefano Pioli: “Succede a chi ci crede”. Frase che a maggio è finita sul petto delle maglie per la celebrazione del diciannovesimo scudetto, arrivato grazie e soprattutto ai gol di Oli G, che in rossonero sta vivendo davvero una seconda giovinezza: un attaccante spesso sottovalutato e mai celebrato per quello che ha vinto, ma che grazie al Milan ha trovato finalmente una consacrazione definitiva anche nell’opinione pubblica. Perfino Deschamps, che aveva smesso di convocarlo, si è dovuto ricredere: Olivier è arrivato in Qatar quasi per “caso”, salvo poi battere in mondovisione il record di un mostro sacro come Thierry Henry e diventare il miglior marcatore della storia della Francia. Chapeau.

Anche in questa prima, strana, metà di stagione 22/23 Giroud è sempre stato un punto di forza oltre ogni aspettativa. Gol decisivi in Champions League per un passaggio alla fase ad eliminazione diretta che mancava da troppi anni e gol decisivi in campionato, tra i quali ancora uno nel Derby. A breve si ricomincia e lo si farà col botto, con un mese di gennaio mai così denso di impegni: il mondo Milan, tra diverse difficoltà, sa benissimo che finché ci sarà Oli ci sarà qualcuno in cui credere.

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