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L'addio di Nesta, Pato senza Ibra e Materazzi ambasciatore del Mondo

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 18 marzo 2011, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
18.03.2011 00:00Editoriale
tv
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Com'è strano il modo di pensare di chi ama il calcio. e com'è labile la memoria. Mentre col suo stile inimitabile, inconfondibile, Moratti blatera (con 2 anni di ritardo) sullo scambio Ibrahimovic-Eto'o dopo aver dato tempo fa, in eurovisione, del figlio di puttana a Ronaldo, molti milanisti ritengono che sia un vantaggio affrontare qualche partita senza Ibra. Sarebbe lui la zavorra di Pato. E noi che pensavamo fosse Ronaldinho... C'è sempre una zavorra che trattiene Pato?
Certamente, la stangata implacabile del giudice sportivo per quel colpo di rara efferatezza e insopportabile vergogna che Ibra ha inferto al signor Rossi del Bari, costringerà Allegri a fare delle scelte di opportunità che misureranno la sua elasticità. Fin qui l'ex allenatore del Cagliari ha dimostrato una discreta duttilità, ora ha l'occasione per dimostrare di non essere anche lui inesorabilmente inchiodato a un solo modulo, un solo sistema. Robinho è stanco come e più di Ibra e rasenta l'impresentabilità, quindi su Pato e Cassano punte non si discute. Se Boateng soffre il sacrificio di Londra e Seedorf non è in grado di giocare due mezzore a settimana, allora forse si può cambiare lo schema oltre agli uomini. Certo è che l'assenza dello svedese, specialmente nell'ultima versione spompata e nervosa, non può e non deve diventare un alibi.

Tempo fa a Thiago Silva era "scappata" una confessione di Nesta, secondo cui il difensore romano intenderebbe ritirarsi a fine stagione. Il tam-tam incalza con una crescente insistenza. Nel 2006 Sandro ha lasciato la Nazionale, nel 2007 ha detto di non farcela più a giocare 3 partite a settimana, in mezzo c'ha messo un'ernia e quasi 2 anni di stop. Siamo nel 2011 eppure è ancora una delle colonne del Milan. L'acquisto di Mexes è un segnale significativo: i compagni pensino a salutarlo aiutandolo a farsi il regalo più bello, lo scudetto.



Giustamente flagellato Gattuso dalle cronache moraliste di tutto il pianeta, giustamente lapidato Ibrahimovic per quel suo karatè alle spalle del signor Rossi, rapidamente liquidata la questione Chivu a suo tempo con le scuse e le lacrime del rumeno in diretta, l'attenzione degli "sportivi" si è distolta dall'ambasciatore d'Europa dell'Inter, Marco Materazzi, coreografo dell'armata nerazzurra per le maschere, i tatuaggi, le esultanze isteriche, le isterie in generale, le dichiarazioni stupefacenti, le liti puntuali con tutti gli avversari. Anche in Germania l'accompagnatore tatuato dei panchinari non ha mancato di far scattare la rissa fisica e verbale con gli avversari del Bayern. Tutto in perfetto stile Moratti, l'ineffabile "The musk" il quale, quelle rare mattine in cui ha la raucedine, usa come ventriloquo Paolillo. Che non è un soprannome.

I milanisti rosicano. L'impresa dell'Inter all'Allianz Arena, dopo il gol in fuorigioco di Eto'o e un 8-1 che nel primo tempo sarebbe andato stretto ai tedeschi, è indigesta. Ma se resta un briciolo di obiettività, bisogna prendere atto che vincere 3-2 con in squadra Lucio, Ranocchia, Thiago Motta e Pandev, rende incommensurabile il valoro di Snejider e soprattutto Eto'o. La differenza è questa:in Europa (e non solo) l'Inter ha Snejider e il Milan ha Robinho, l'Inter ha Eto'o e il Milan non ha Inzaghi. Chissà, magari in Italia invece funzionerà lo stesso.

per Milannews.it

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