A quando il vero Cassano?
Francesco Somma
Tutto è andato come doveva andare, almeno per le avversarie più vicine (tornate troppo vicine dopo il doppio passo falso del Milan). Troppo ghiotta l’occasione per dare respiro a squadre di bassa classifica: lo sapeva bene l’Inter, che a San Siro contro il Lecce è riuscita con Pazzini a dare senso compiuto al regalo che i cugini rossoneri hanno portato da Palermo. Un regalo che accontenta un po’ tutti, tranne i milanisti, s’intende. In tre mesi il Milan ha chiuso e poi riaperto un campionato tornato multicolore, e lo ha fatto nel momento più importante della stagione, con un derby alle porte, al quale non si poteva arrivare peggio.
Chi si era illuso di aver visto abbastanza, dopo il pareggio casalingo contro il già retrocesso Bari, ha dovuto ricredersi: nel capoluogo siciliano, un Milan irriconoscibile e sconclusionato è riuscito a fare addirittura peggio. Per colpa di chi? Di tutti, perché quando si perde è sempre così, ma è anche vero che considerare tutti ugualmente responsabili vuol dire far torto alla verità dei fatti, ed ignorare che anche in una partita tutta da cancellare come quella della “Favorita”, c’è stato chi ha sudato la maglia fino alla fine onorando l’impegno, e chi è riuscito a deludere appieno, sbagliando la quasi totalità dei palloni toccati. Fermo restando l’approccio fallito, nell’occhio del ciclone sono finiti Allegri, per alcune scelte discutibili, Van Bommel, per la seconda – carissima – leggerezza consecutiva, e la strana coppia Pato-Cassano.
Era la loro prima volta insieme da titolari, e l’esperimento forzato non ha prodotto risultati. Il brasiliano ha impiegato poco ad assestarsi sui medesimi, improponibili, livelli della sfida casalinga contro il Bari; l’ex blucerchiato è tornato il lontano parente del fantasista di un anno fa, chiamato a dare una marcia in più ad un attacco già orfano di Ibra e, dopo un’ora di gioco (ma anche meno?) pure di Pato.
Niente di tutto questo: il barese ha giocato un’altissima percentuale di palloni dando le spalle alla porta, e le poche volte che ha avuto la possibilità di puntare a rete non è riuscito neppure ad inquadrare lo specchio, spesso da posizione favorevole. Per giunta, i copiosi errori in fase di realizzazione fanno il paio con una lunga serie di idee confuse, dribbling non riusciti e passaggi ravvicinati falliti. In altre parole, il Cassano rapido e frizzante di Milan-Parma è rimasto solo nell’elenco delle prove all’altezza delle aspettative,da parte di un atleta arrivato da Genova in pompa magna, munito di voglia di riscatto e buoni propositi ancora lungi dall’essere confermati, ma senza dubbio maturi per trasformarsi in fatti. Prima che sia troppo tardi.


