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L'anticipo di Galli - "Corto Muso" la sa lungaTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Filippo Galli
per Milannews.it

L'anticipo di Galli - "Corto Muso" la sa lunga

Siamo ancora lì, a due punti dalla Roma che ha vinto (e convinto) a Cremona. Siamo lì, insieme al Napoli che, diciamolo, non ci aspettavamo così dominante nel gioco e nel punteggio contro l’Atalanta dopo le voci di un ambiente in difficoltà, di un Conte in disarmo (ma quando mai?), in contrasto con i suoi giocatori e con un difficile rapporto con De Laurentiis (questo è già più probabile).

Ma veniamo a noi. Quella nel derby milanese numero 245 è stata una vittoria sofferta, voluta con caparbietà, almeno nella determinata difesa della propria porta da parte di tutta la squadra su cui ha spiccato la prestazione di Mike Maignan, strepitoso in almeno due interventi nel corso della gara e magistrale sul rigore parato ad Hakan Çalhanoglu, il “nemico” per definizione del popolo rossonero dopo il suo passaggio all’Inter. A questo proposito, è doveroso evidenziare la crescita del rendimento di Mike dovuta al lavoro del tecnico Filippi, il migliore in questo ruolo, come già sottolineato da Allegri. Ora speriamo nel rinnovo contrattuale del francese: a quanto si legge, c’era una proposta sul tavolo accettata informalmente da tutte le parti e poi ritrattata dalla società, cosa che ha indispettitoil francese in modo forse irrimediabile, anche se negli ultimi giorni si parla di un tentativo (difficile) di riaprire la partita firmato Allegri-Tare.

Durante l’avvicinamento al derby – non nascondiamocelo – eravamo tutti abbastanza preoccupati, in ragione della forza e della crescita che i nerazzurri avevano dimostrato nelle ultime gare, accompagnata da quel pizzico di fortuna con cui, ad esempio, erano usciti vincitori dallo stadio Bentegodi contro il Verona. Anche per questo, il Milan non mi ha sorpreso. Ha fatto esattamente la partita che mi aspettavo e, soprattutto, la partita che avevano preparato Max Allegri e il suo staff: linee dei reparti serrate tra loro, baricentro basso che lasciava campo davanti a sé e quindi uno spazio da attaccare con LeaoSaelemaekers, Rabiot, Fofana (non apparso al meglio) e, naturalmente, Capitan America Pulisic.

Il mio timore, come detto nello scorso editoriale, era che, portando il “nemico” dentro la nostra area di rigore avremmo potuto subire i colpi, l’estro dei loro attaccanti. Il sistema difensivo ha invece retto, in alcune circostanze con un po’ di fortuna, come in occasione del palo di Acerbi e di quello di Thuram, propiziato però, ricordiamolo, dall’acrobatica smanacciata di Maignan.

A onor del vero il Milan non è stato solo a guardare: in particolare tra il 10’ ed il 25’ del primo tempo ha fatto la partita. Questo aspetto mi conforta perché dimostra che, volendo, possiamo essere protagonisti anche nell’idea di comando della gara. Già nel primo tempo, inoltre, il Milan aveva saputo ripartire con veemenza nell’occasione costruita in tandem da Rabiot e Pulisic con quest’ultimo a sfiorare il palo sulla sinistra di Sommer. Il goal di Pulisic è stata la sublimazione della coralità nello sviluppo dell’azione di transizione che dice tutto della qualità dei nostri giocatori.

Ecco, proprio la qualità dei nostri interpreti dovrebbe spingerci a voler fare la partita contro qualsiasi avversario, anche perché, come abbiamo già detto, la scarsa attitudine al comando si paga con un prezzo salato quando incontriamo le cosiddette “piccole” che adottano un atteggiamento simile al nostro. A volte sembriamo fedeli al motto “potrei ma non voglio” che, per onestà intellettuale, non è il calcio che amo di più. 

Non vado oltre queste considerazioni perché resto fedele a quanto detto al momento dell’insediamento del DS e dell’allenatore: Tare e Allegri sono i garanti del nostro progetto tecnico e del nuovo corso rossonero, e il tifoso che c’è in me esulta per la nostra classifica e per la vittoria nel Derby che, lo ha detto Chivu nel prepartita, è servita ad evitare gli sfottò degli amici tifosi dell’altra parrocchia di Milano e ad alimentarne nei loro confronti, specie dopo che la frase “a portieri invertiti avrebbe vinto l’Inter”, incautamente pronunciata (e scritta) da qualche tifoso nerazzurro, ha dato a un filone inarrestabile di risposte sarcastiche, fino al milanesissimo “Se mio nonno avesse tre palle sarebbe un flipper”!

Torno serio. Max Allegri ha ben chiaro il valore aggiunto che questa vittoria porterà tra i giocatori in termini di consapevolezza dal punto di vista emotivo e mentale, di convinzione riguardo al lavoro svolto a Milanello e di miglioramento individuale e collettivo che porta con sé. Il sorriso quasi cinico che le telecamere hanno scorto sul suo volto a fine gara la dice lunga, molto lunga, vero Corto Muso?