Milan, Pulisic e non solo: la qualità della fascia destra valorizza anche quella sinistra
Il Milan ha iniziato il campionato scacciando via i dubbi che si erano sollevati durante il le amichevoli estive, nelle quali la produzione offensiva scarseggiava e offriva ai tifosi rossoneri la sola speranza che una volta iniziate le competizioni che contano, le cose cambiassero. E sono cambiate. Il Milan ha trovato una vitalità, un’energia ed un ritmo che mancavano, probabilmente, dall’anno dello scudetto. O, forse, addirittura da quello precedente. Se il Milan dello Scudetto è stato caratterizzato - soprattutto nella seconda metà stagionale - dallo schema “palla lunga a Leao”, il quale ha fatto la differenza (quasi) da solo, l’espressione più bella dal punto di vista estetico del Milan di Pioli era senza grossi dubbi quella del Milan del secondo posto dell’anno precedente. La stagione scorsa, con un Napoli che non ha sbagliato niente in confronto ad un Milan che, con lo scudetto cucito al petto, aveva dato l’impressione di aver perso un po’ di quella umiltà, di quella fame e di quella voglia di dover dimostrare al mondo il proprio valore, il giochino sembrava essersi inceppato. Se non addirittura rotto.
COME IL GATTOPARDO: CAMBIARE TUTTO AFFINCHÉ NULLA CAMBI
La celebre opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ci ricorda come sia necessario che se vogliamo che tutto rimanga com’è, c’è bisogno che tutto cambi. Non una novità in ambito calcistico: Allegri, durante la sua prima esperienza bianconera, aveva detto a più riprese che, per mantenere alti gli stimoli di una squadra che si ritrovava a vincere molto in poco tempo, fosse necessario attuare costantemente dei cambiamenti: dal cambio di modulo ad operazioni di mercato (sia in entrata che in uscita) che andassero a minare le certezze dei giocatori in rosa, a resettare gli stimoli e a prevenire la sindrome della pancia piena. Il grande rumore che ha fatto l’addio di Tonali, succeduto a quelli di Ibrahimovic, prima, e del duo Maldini-Massara, poi, è stato seguito da una rivoluzione tecnica che ha portato al Milan giocatori di livello, che devono ancora amalgamarsi appieno ma che danno già dimostrazione di non voler perdere tempo: chi è arrivato al Milan lo ha fatto per vincere e si vede.
PULISIC, LA DESTRA E IL VALORE CHE SI ALZA A SINISTRA
Il Milan ha cambiato passo e, detto che sarà da vedere come continuerà nel corso della stagione, è tornato ad azzannare le partite e gli avversari. Poterlo fare, però, con una pericolosità inedita sulla fascia presidiata da Saelemaekers e Messias l’anno scorso, non solo ha alzato (ovviamente) il valore della propria corsia di destra, ma indirettamente ne ha alzato anche quello dell’out di sinistra. Con una fascia sinistra sgravata da responsabilità, pressioni e un po’ più libera, perché le difese avversarie dovranno concentrarsi su tutto il fronte offensivo rossonero, ecco che ad acquisire una maggior pericolosità non è soltanto il territorio sotto la giurisdizione di Pulisic e Chukwueze. Anche Rafa Leao e Theo Hernandez trovano giovamento da questo upgrade, che fa fare al Milan un doppio salto di qualità e rende il reparto offensivo pericoloso come mai lo è stato nella sua totalità negli ultimi dieci anni.
Di Luca Vendrame


