Le strade immediate prima della rivoluzione: adattare il gioco ai reduci, agire sul mercato, onorare la maglia. Il ricatto FIGC
Durante la partita di Salerno non pensavo agli infortunati, quindi agli assenti, ma ai presenti. Mi dicevo che con quella formazione, dopo la partenza sprint con buone occasioni e il gol di Tomori, un atteggiamento adeguato alla sfida contro l'ultima in classifica, la vittoria non poteva sfuggire. Mi sbagliavo, come mi è capitato molte (troppe) volte nel 2023: sullo 0-1 i rossoneri hanno smontato le tende liberando il campeggio, facendo della Salernitana una specie di piccolo Brasile che palleggiava a piacimento nella metacampo avversaria oppure la infilava con veloci contropiede, tutti a un tocco. Nonostante questo, grazie al tasso tecnico iniziale e ai cambi, sul 2-2 negli ultimi secondi Leao si è liberato di un paio di avversari ed è piombato al limite. C'erano almeno due soluzioni appetibili, sotto forma di compagni smarcati in area, o quella di un tiro preciso e secco: la palla è finita in mare.
E' successo molte (troppe) volte in questa stagione che dopo un primo tempo quasi perfetto, la squadra si sgonfiasse come una gomma bucata. A Salerno è accaduto dopo un quarto d'ora. La mancanza di leader in campo, di personalità in generale, di crescita dal punto di vista della malizia e della continuità nonostante l'esperienza non manchi, limitano profondamente una squadra che a settembre e ottobre sembrava perfettamente in corsa per lo scudetto e per la Champions.
Parto da qui, dalle responsabilità dei giocatori. Anche sabato prossimo contro il Sassuolo la formazione iniziale, per quanto rabberciata nei centrali e con una panchina cortissima, è in grado di vincere, ma come al solito dipenderà da quanto tempo la squadra resterà in partita con la testa, la determinazione, la ferocia.
Arrivare al 30 dicembre con l'unico obiettivo di chiudere bene l'anno, fuori ormai dalla lotta al vertice e dall'Europa di prima classe, non me lo sarei mai aspettato due mesi fa. La falcidia di infortuni con guarigioni a lunghissimo termine è senz'altro la prima causa ed è francamente sconcertante che non siano state trovate soluzioni, anzi si continuino a perdere i pezzi a due alla volta. Vero che la serie A è sotto osservazione per questo problema, vero che molte squadre lamentano acciacchi sparsi, ma il record a Milanello è imbattibile anche perché non sembra prossimo un cambio di direzione.
In condizioni di continua, reiterata precarietà, ha ragione Fabio Capello: "La tattica non è tutto, ma può aiutare". E' assolutamente impossibile, con Hernandez centrale, Florenzi laterale sinistro e - soprattutto - un centrocampo esotico con Bennacer, Reijnders, Loftus Cheek, avere una manovra funzionale a certi principi. E' il momento di compattarsi, essere umili, coperti, colpendo con pazienza, organizzando un altro tipo di partite a cominciare dal Sassuolo. In questo adesso è atteso Pioli, in cammino sulla brace: bisogna mettere in condizione di riprendere il cammino una truppa claudicante, ai minimi termini di condizione, umore, autostima. Ancora una volta si chiede a tutti di mettere in campo ogni stilla di sudore, ogni conoscenza, tutto il senso di appartenenza per cambiare rotta una volta per tutte.
Dall'allenatore allo staff, dai titolari all'ultima riserva, dal più alto dirigente al comune opinionista, la riflessione deve portare a un risultato concreto. I giocatori diano tutto, l'allenatore ridisegni il gioco secondo gli uomini a disposizione, la società provveda per tempo a rimpinguare una rosa depauperata perché gennaio è lungo, così come il mercato di riparazione, e le partite sono tante. Alla lunga lista di assenti si aggiungeranno Bennacer e Chukwueze: sento parlare di prima punta o di punta esterna, ma oggi sono il centrocampo e la difesa ad avere priorità assoluta. Non si può aspettare.
Ci sarà tempo per la rivoluzione, quella di gennaio poi quella di giugno, ma l'emergenza è adesso: i giocatori onorino la maglia 90 minuti e non un tempo o un quarto d'ora, Pioli metta la squadra in condizione di dare e fare quello che può, la squadra lo segua onorando la maglia, rispettando i tifosi e la propria carriera, uscendo dal campo senza fiato. Chi in campo può farlo, usi la testa, con lucida fermezza. Infine, la società agisca con meticolosa chirurgia operando d'urgenza.
La FIGC vuole imporre ai club una dichiarazione di appartenenza, da presentare prima dell’inizio della prossima stagione: un ricatto già smontato dalla Corte di Giustizia europea, il presidente Gravina - tra un pranzo con Marotta e una tribuna a San Siro a vedere l’Inter - dovrebbe informarsi, credo.
Per chiudere questo 2023, un pensiero a noi: come lo chiediamo alla squadra del cuore, impegniamoci tutti di più per lasciare qualcosa di meglio. Non sugli spalti di San Siro, ma nella vita di tutti i giorni. Buon anno a tutti.


