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Valerio Zuddas: "VI racconto il Sabah da Champions. Dambrauskas bravo e organizzato, ci completiamo. Allenatori giovani in A bel segnale. Italia, magari torno..."TUTTOmercatoWEB
ieri alle 23:54A tu per tu
di Alessio Alaimo

Valerio Zuddas: "VI racconto il Sabah da Champions. Dambrauskas bravo e organizzato, ci completiamo. Allenatori giovani in A bel segnale. Italia, magari torno..."

C'è anche un po' di Italia nell'impresa del Sabah di Valdas Dambrauskas, che è approdato in Champions League ed è sulla bocca di tutti. Il tecnico amante della lettura che ha investito su se stesso grazie ad una vittoria al Milionario del suo paese, la Lituana. Il made in Italy del Sabah è Valerio Zuddas, vice di Dambrauskas, romano, tifoso della Roma. Classe 89, giramondo da diversi anni. Ha trovato la sua dimensione al fianco del tecnico lituano. Zuddas si racconta a TuttoMercatoWeb.com. Zuddas, come incontra Dambrauskas? "Ho lavorato all'Hajduk Spalato, vivo lì. Ci hanno messo in contatto, ci siamo conosciuti e dopo l'Omonia è rimasto un periodo senza squadra, come lo ero io dopo il Partizan. Mi ha chiamato, cercava un assistente per andare in Ungheria, dove avevo già allenato. Il mister è una persona molto preparata". Com'è in campo e fuori? "È molto organizzato, cura l'organizzazione e la quotidianità nei dettagli. È preparato, uno studioso del calcio. Abbiamo caratteri diversi e credi calcistici differenti. Ci siamo completati dal punto di vista umano e tecnico, un mix vincente. Mi delega molto, sto bene, mi dà libertà di azione ed è un piacere lavorare con lui. Conto molto sui rapporti umani". Ha vinto al Milionario e da lì ha studiato, s'è formato e oggi è un allenatore da Champions. "Non ne parla tanto, una volta mi ha raccontato la sua storia. È stato bravo". Dalla Lupa Roma anni fa, al Sabah, come è finito a girare il mondo? "Non saprei da dove iniziare per rispondere. È stato tutto un susseguirsi di eventi anche fortunati che mi hanno portato a quello che abbiamo fatto martedì sera. All'inizio ero focalizzato sull'Italia, non avevo però mercato perché non ho giocato in Serie A. Non potevo ambire a chissà quali squadre. La prima chiamata estera m'è arrivata dalla Georgia, poi un contatto dopo l'altro in maniera naturale ti fa conoscere e da cosa nasce cosa. È il mio decimo paese". CI pensa al ritorno in Italia? "Seguo il campionato italiano, come tutti. Però so che è difficile dal punto di vista dei fatti. Magari un giorno riuscirò a tornare. Se mi sono qualificato in Champions che dieci anni fa credevo fosse impensabile, magari riuscirò anche a tornare in Italia. Qualche chiamata l'ho ricevuta, ma ho iniziato questo percorso con il mister e non me la sono sentita di lasciare". Com'è il calcio italiano visto da fuori? "Negli ultimi anni c'è stato un periodo di forte crisi, ma siamo in ripresa grazie anche a qualche allenatore che sta cercando di fare qualcosa di diverso. Anche se purtroppo la nostra Federazione a livello calcistico è stata scavalcata da altri Paesi che storicamente sono stati indietro. Con gli ultimi trend spero che riusciamo a metterci al passo. Mi fa piacere ad esempio vedere Farioli al Porto che gioca un calcio propositivo e vince: questi profili rappresentano persone su cui puntare. La A quest'anno è anche giovane sul piano dei tecnici, da Chivu a Grosso ad Abate e Aquilani, come Cuesta del Parma. L'età media s'è abbassata e questo è un bel segnale". Lei è tifoso della Roma. Come vede i giallorossi? "È partita bene, come spesso accade. La Roma mi piace, Gasperini sta facendo un ottimo lavoro e ne ero sicuro. Spero che con le partite europee possa prendere valore anche la rosa e si riesca ad attrarre calciatori di livello sempre più alto. Farà bene anche quest'anno".

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