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L’importanza di chiamarsi Kjaer. Quanta connettivina! Felice con quella vecchia sciarpa fradiciaTUTTOmercatoWEB
mercoledì 10 gennaio 2024, 00:00Editoriale
di Carlo Pellegatti
per Milannews.it

L’importanza di chiamarsi Kjaer. Quanta connettivina! Felice con quella vecchia sciarpa fradicia

Sento molto questa sfida di Coppa Italia. E’ la manifestazione più abbordabile, la meno complicata fra quelle che vedono impegnato il Milan. A scanso di equivoci, non tanto per la caratura degli avversari, ma per le poche partite che mancano al trionfo finale. Sarebbero infatti solo quattro, due a San Siro, le sfide da vincere, per esporre poi il terzo trofeo negli ultimi tredici anni. Francamente troppo pochi. I rossoneri arrivano con il giusto morale. Dopo la sosta di metà novembre, i ragazzi di Pioli stanno ritrovando la giusta continuità. Sono infatti sette le vittorie nelle ultime nove partite, tra campionato e coppe. Venti sono stati i gol realizzati, otto quelli subiti. Dato ancor più significativo è il numero dei gol incassati nelle ultime quattro partite di campionato. Solo due, a Salerno, con tre clean sheets, grazie anche al ritorno di quel maestro della fase difensiva, che si chiama Simon Kjaer. Il reparto gioca ora di squadra, di reparto, perché il danese è bravo a tenere stretti i compagni accanto a lui. La figura ideale per la crescita di un campione come Theo Hernandez, da poco impiegato come centrale, con critiche eccellenti. Nelle ultime tre partite è infatti risultato fra i migliori, se non il migliore in campo. Un altro successo del tanto criticato Pioli, che continua, con risultati probanti, la strada intrapresa dai suoi inizi sulla panchina rossonera. Quella della innovazione, della sperimentazione, del coraggio, legato al tentativo di regalare nuovi stimoli a sé e ai suoi giocatori. Tornando a Kjaer,  lo seguono attenti, in partita e in allenamento, anche i giovani Simic, Bartesaghi e Jimenez. Dopo qualche stagione negativa, anche il settore giovanile sta tornando finalmente ai suoi livelli di eccellenza. Una costante da quella fine degli anni cinquanta, quando Trapattoni, Lodetti, Radice, Trebbi, Pelagalli, Salvadore e Noletti furono grandi e indimenticabili protagonisti in Italia e in Europa.

Fuori dunque dal pozzo nero, nel quale il Milan è caduto soprattutto a cavallo tra ottobre e novembre? Mi viene naturale rispondere in maniera affermativa, ma preferisco attendere ancora le prossime due partite, con Atalanta in Coppa e Roma in campionato, per affermarlo con sicurezza. Il secondo tempo di Empoli mi spinge ancora a essere leggermente prudente, perché i toscani sono stati pericolosi in qualche occasione di troppo, vicini a riaprire la partita. Nonostante la tanta connettivina che, nelle ultime partite, i giocatori del Milan ci hanno messo sulla pelle, per curare le bruciature di Bergamo e Salerno,  qualche ferita non è del tutto guarita. Anche se ovviamente stiamo tutti un po’ meglio. Nella curva di Empoli comunque mi sono divertito. Sotto la pioggia per tre ore, con la sciarpa rossonera che si allungava per l’acqua presa incessantemente . La stessa  sciarpa  fradicia per  la pioggia di cinquanta anni fa, in qual sabato di Pasqua a Roma e, qualche settimana più tardi, a Salonicco, quando il Milan ha regalato la seconda Coppa delle Coppe della sua storia. Non ho badato ai pantaloni fradici, perché era come essere asciugati da deliziosa aria calda e morbida. Quella che proveniva dal campo, soffiata dal solito ispirato Rejinders, dall’eccellente Loftus Cheek, in progresso, e dal falso lento Adli. 

"Mozart” si muove con la sua corsa cadenzata e continua, ma, quando muove la palla, spesso di prima, sempre precisa, ricorda molti classici centrocampisti della storia del Milan. Spesso non rapidi e frenetici, ma sempre uno spettacolo di intelligenza e di classe. Non dobbiamo dimenticare che Adli stia lavorando solo da qualche mese, per assorbire le cadenze del regista centrale e migliorare nel nuovo ruolo anche di ispiratore della manovra. Sono sicuro che, se continuasse nei suoi progressi, potrebbe essere preso in considerazione da Didier Deschamps, in una prossima larga convocazione della Nazionale Francese. Intanto il Milan ha chiuso il mercato degli acquisti, con il ritorno di Matteo Gabbia e l’arrivo dell’interessante Filippo Terracciano.

Comincia così ora il mercato delle opportunità, già forse con l’acquisizione di Mattija Popovic, talento serbo dalle buone prospettive. Non mi attendo comunque clamorose mosse. Il Milan può già tutto con l’organico al completo. Fondamentale intanto il rapido ritorno degli infortunati, per permettere ai rossoneri di tentare l’ardua conquista dei 48 punti. Necessari certo per lottare, fino alla fine, al vertice del campionato. Con l’obbiettivo di proseguire il cammino in Europa e puntare al successo in Coppa Italia. Insomma i tifosi sono attesi da giorni, settimane e mesi di intense emozioni. Da questa partita  contro l’Atalanta… mentre la mia tensione sale!

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