Chi fa la cacca sulla neve prima o poi si scopre. E il calcio di Allegri è venuto alla luce senza filtri
Utilizziamo la famosa citazione di Giampaolo, ai tempi dileggiato e magari neanche tanto compreso, per sottolineare un concetto veramente chiaro. E il Milan di questo 2026 ne è l'emblema palese. Ci sarà tempo e modo di parlare di società, dirigenti e compagnia cantante; il tempo non manca, tutto verrà analizzato per filo e per segno. Oggi però è altresì importante parlare del fallimento totale ed empirico di un modo di intendere il calcio tutto italiano. E chiariamoci. Gli elogi ad Allegri scritti durante l'anno rimangono: il tecnico livornese è arrivato trovando un Milan ottavo, un ambiente spaccato, dei giocatori demotivati ed è riuscito a dare, per più di metà stagione, una svolta che sembrava essere importante e definitiva. Della serie, ora il Milan è diverso. È cambiato. Ci sono dei limiti, ma si cerca di andare oltre. Il lavoro del tecnico toscano sull'aspetto nervoso è stato importante. Il calcio nel 2026, però è anche tanto altro. E una volta esaurita tutta la carica emotiva e la neve si è sciolta, cosa è rimasto? Niente. O meglio, ci sarebbe da tornare sull'aforisma di Giampaolo, ma sarebbe un'immagine decisamente troppo cruda da descrivere.
CALCIO PREISTORICO
Ripetiamo: non è un pezzo per salvare Cardinale, Furlani, Moncada, Scaroni e via discorrendo. Anche perché il re è ormai nudo: è sotto gli occhi di tutti quello che è successo. Ed è necessario dire che con una dirigenza del genere a fare da base diventa praticamente impossibile costruire. Ma è comunque doveroso parlare dell'enorme fallimento che è questo modo di intendere il calcio. Nel 2026 non si può più essere attendisti sperando di speculare sull'errore. Non si può (solo) chiudersi bene e poi vediamo per quanto riguarda la manovra offensiva. Non si può lasciare tutto in mano ai calciatori, soprattutto se questi calciatori non sono assolutamente, per la maggior parte, di livello alto.
COSA HA DATO IL CALCIO DI ALLEGRI ALLA SQUADRA? NULLA
Perché, ritorniamo al concetto precedente, cos'è rimasto alla squadra a cui aggrapparsi quando l'energia nervosa e mentale è venuta a mancare? Su quali sicurezze di campo ha insistito Allegri? Su quali concetti i calciatori hanno trovato conforto? Nessuno. Zero. Con o senza Champions, che cosa ha costruito Allegri in questo anno di Milan dal punto di vista dell'identità? Che punti di forza avrebbe potuto sfruttare l'anno prossimo in un calcio Europeo che va a mille all'ora? Che Allegri rimanga o che venga esonerato, cosa ha dato quest'anno al Milan? Nella migliore delle ipotesi avremmo potuto scrivere "il risultato", ma non c'è neanche quello. E quindi, che il tecnico livornese rimanga o meno, da luglio si ricomincia nuovamente da zero perché non esiste una base sportiva identitaria cementificata.
UN CANE CHE SI MORDE LA CODA
Poi non è solo demerito dell'allenatore e la situazione somiglia un po' ad un cane che si morde la coda. La società non ha idea di cosa sia l'organizzazione sportiva di alto livello, la scelta dei calciatori è spesso fallimentare, i risultati non arrivano, ci si affida ad un allenatore in completa antitesi con la nuova direzione del calcio moderno nella speranza che almeno faccia risultato, il risultato non arrivano di nuovo e ci si ritrova punto e a capo. E anche se i risultati fossero arrivati, dispiace dirlo, sarebbe stato solo un spostare un po' più in là l'ora in cui tutti i nodi sarebbero venuti al pettine. Ieri sera alla fine si è sciolta la neve, ed è rimasto solo questo Milan ed un allenatore che non è stato capace di rimanere al passo con i tempi.
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