L'anticipo di Galli - Milan, adesso guardiamo avanti
Un colpo di spugna improvviso, che lascia sul tavolo un solo nome: quello di Zlatan Ibrahimovic. Difficile pensare che la decisione non sia legata al fatto che l’ex di Malmö, Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, PSG, Manchester United, Los Angeles Galaxy e Milan (due volte, per un totale di 125 presenze 76 gol), sia uno degli investitori nel fondo RedBird Capital Partners, che controlla l’Ac Milan.
Via il Ceo Furlani, via il direttore sportivo Tare, via il direttore tecnico Moncada, via l’allenatore Allegri e il suo staff. L’annuncio è stato fatto dal Club attraverso il sito ufficiale. Non è stata indetta una vera conferenza stampa ma sono stati invitati alcuni giornalisti, a detta di molti selezionati fra i più indulgenti rispetto all’operato del Club. Nel complesso, non una strategia comunicativa molto trasparente. Se vogliamo aggiungere la ciliegina sulla torta, non una parola di scuse nei confronti dei tifosi, non un’assunzione di responsabilità da parte della proprietà. Fin qui il passato, sul quale vorrei non tornare (e possibilmente non leggere) altro.
Ora occorre guardare avanti e capire quali saranno le scelte rispetto ai ruoli rimasti vacanti. Per cominciare, rimango perplesso davanti alla decisione di conferire ad Ibra il ruolo di capofila, per almeno due ragioni: innanzitutto le sue (presunte, ma mai smentite) telefonate ad alcuni giocatori, anticipando le future scelte societarie e mettendo in discussione le scelte tecnico-tattiche dell’allenatore; un gesto che certamente non ha favorito la coesione e la motivazione del gruppo. In secondo luogo, galateo a parte, nutro forti dubbi sulle sue competenze (teoria + pratica, ricordiamolo) rispetto alle funzioni affidategli. A memoria non credo che Ibra abbia ottenuto alcuna abilitazione al settore tecnico della FIGC (teoria) e quanto fatto finora non depone certo a suo favore (pratica). Qualcuno potrebbe replicare che neppure Paolo Maldini avesse ottenuto alcun requisito federale: ma Paolo, per sua stessa ammissione, ha avuto la saggezza di studiare alla scuola di Leonardo, Boban e, in particolare, di Ricky Massara, specie per quanto riguarda lo scouting.
Ma veniamo ai prossimi passi, alle scelte future. In termini organizzativi, si dovrebbe partire dalla nomina dell’amministratore delegato, quindi del direttore tecnico, del direttore sportivo e, solo alla fine, dell’allenatore, sul quale dovrebbero convergere tutti i pareri. A quanto sappiamo, invece, il club si era già mosso per individuare il nuovo tecnico: tra i nomi trapelati spiccano quelli di Oliver Glasner, austriaco, in uscita dal Crystal Palace, e Andoni Iraola, spagnolo, anzi basco, in uscita dal Bournemouth. Il tecnico basco, 44 anni, mi pare il profilo giusto perché da sei stagioni è protagonista di cosiddetti “miracoli sportivi”, in Spagna prima e nella Premier League poi. Le sue squadre sanno difendersi con ordine portando pressione nella metà campo avversaria e quando si abbassano non lo fanno in maniera eccessiva. Fanno dell’intensità la loro caratteristica peculiare e si esaltano nelle transizioni dalla fase difensiva a quella offensiva. Anche se questa è una caratteristica che ai tifosi rossoneri interesserà poco (anzi, potrebbe essere quasi di malaugurio!), Andoni riesce a conferire identità alla propria squadra nonostante a ogni stagione gli vengano sfilati i pezzi più pregiati: Solanke ceduto al Tottenham nel 2024 per 65 milioni di sterline e Semenyo al City per una cifra pressoché uguale nel gennaio 2026 sono solo due esempi. In mezzo, Zabarnyi al PSG per 54,5 milioni, Huijsen al Real Madrid per 50 milioni, Dango Ouattara al Brentford per 42,5 milioni e Kerkez (ex Primavera Milan!) al Liverpool per 40 milioni.
Tuttavia pare che Iraola sia orientato ad accettare la corte di qualche club di Premier League, e certo non aiuta la mancata partecipazione del Milan alla Champions; resta in corsa Glasner, fresco vincitore della Conference League con il Crystal Palace, ma anche nel suo caso temo che la forza economica e il prestigio del campionato inglese finiscano per prevalere. E allora? È tornato in auge il nome di Ralf Rangnick, Ct dell’Austria impegnata ai Mondiali USA: non per il ruolo di allenatore ma per quello di direttore tecnico. Ora ci sarà da capire se le frizioni dialettiche occorse tra lo stesso Rangnick e Ibra quando Gazidis propose il tedesco come allenatore, siano state superate. Ralf allora fu chiaro affermando che il suo obiettivo principale era individuare, sviluppare e valorizzare giovan italenti. Zlatan liquidò la questione dicendo che non conosceva l’allenatore.
Rangnick, dal canto suo, non avrebbe chiuso alla proposta del Milan; tuttavia avrebbe (legittimamente) chiarito di volere un ruolo molto chiaro e molto autonomo, con potere di scelta su tutta la macchina sportiva del Milan, incluso il settore giovanile. Ciò vuol dire, fra l’altro, che spetterebbe a lui scegliere l’allenatore. In tal caso il nome del tecnico potrebbe essere quello di Adolf Hütter, tedesco, ex - tra le altre - di Eintracht Francoforte, Borussia M’gladbach e Monaco (2° in Ligue1 nel 2023-’24 con ritorno in Champions dei monegaschi, 3° nel 2024-’25, esonerato in 5^ posizione nella passata stagione), anch’egli, come Rangnick contaminato nel suo percorso dalle metodologie della galassia Red bull. Bene, se avremo un Dt e un allenatore capaci di valorizzare il parco giocatori. Ma è altrettanto chiaro che il popolo rossonero si augura che quanto descritto sia funzionale alla continua crescita della squadra. L’obiettivo è tornare protagonisti in Italia e in Europa e, aspetto non di secondaria importanza, tornare a vedere un calcio vincente, che sappia anche divertire ed emozionare, una condizione che ci manca da tanto, troppo tempo.
Mi auguro, insomma, che le nomine di Dt e tecnico arrivino al più presto perché, come scrissi la scorsa settimana, “Chi ha tempo non aspetti tempo”. E noi di tempo non ne abbiamo più molto.






