ESCLUSIVA MN - Eranio: “Il Milan non è un gioco, Cardinale e Ibrahimovic devono capirlo. Maldini era la persona perfetta, ce lo siamo fatti scappare”
Alla presentazione del podcast Derbyssimo Legends, la redazione di MilanNews.it ha intervistato in esclusiva Stefano Eranio il quale ha trattato vari temi, dalla stagione appena conclusa a quello che succederà nel prossimo futuro in casa rossonera. Di seguito il contenuto dell’intervista.
Come ti spieghi il tracollo del Milan in questa stagione e quanto accaduto contro il Cagliari?
“Difficile spiegare cosa sia successo se non sei dentro lo spogliatoio, dentro la società, perché devo dire che l’ultimo mese il Milan ha faticato parecchio di testa e di gambe, era un pugile all’angolo che aspettava il ko. Devo dire che io non ero così fiducioso che potesse arrivare al quarto posto, anche perché non aveva più la forza di vincere. Anche il fatto di ritrovarsi 1-0 con il Cagliari non voleva dire nulla perché gli altri avevano più birra, quando giocano contro il Milan mettono tutti il 100% perché per loro è una vetrina per un possibile approdo in rossonero, perciò te la devi sempre sudare in campo e per questo il Milan non poteva vincere nessuna partita, anche se giocavi contro squadre che lottavano per la salvezza”
Hai condiviso la scelta di Cardinale di sollevare dall’incarico sia l’area sportiva che quella dirigenziale?
“Diciamo che quando non raggiungi l’obiettivo che era l’unico obiettivo che avevi perché comunque è l’anno che non hai le coppe, perciò potevi sicuramente lavorare in una certa maniera e programmare l’ingresso in Champions, non è stato così e come spesso accade si cerca di resettare tutto, il calcio è questo. Speriamo che almeno i senatori, che sono i Modric, Rabiot, Maignan, Pavlovic, Pulisic, rimangano nella rosa perché ci vuole un mix di tutto, di giovani di grande qualità però soprattutto di giocatori che possano essere leader, e speriamo che sia così per il prossimo anno”.
Quante sono le responsabilità della squadra e quante della società per questa annata fallimentare?
“Di solito quando non arrivi all’obiettivo è un mix di tutto, le responsabilità devono dividersi uno con l’altro e speriamo che la ricostruzione sia ben ponderata anche se non è semplice perché noi abbiamo l’opportunità di comprare le terze/quarte scelte e non puntare sul top player. Sarà difficile e dura però su tutto ci deve essere una programmazione e dare modo all’allenatore di essere partecipe nella formazione della squadra”.
Fossi il propietario del Milan, chi prenderesti come allenatore e come direttore sportivo?
“Io sarei andato su Maresca o De Zerbi, sono due allenatori che a me piacciono, De Zerbi dicono che non ha mai vinto nulla però è anche vero che non ha mai allenato squadre top, perciò io metterei in mano a lui e darei tempo di costruire la sua squadra perché è un po’ come Fabregas, nessuno ci credeva, però il progetto della squadra, avere una società presente, ha fatto si che lui potesse costruirsi il suo giocattolino perfetto e così potrebbe essere, soprattutto per un allenatore Italiano, Maresca o De Zerbi, che conoscono bene il calcio italiano e il modo di pensare dei tifosi”.
Ibrahimovic partirà a breve per gli USA, come farà a costruire la squadra così lontano da Milano?
“Ci sono state delle cose quest’anno, anche la poca presenza sia di Ibrahimovic ma anche della società stessa. Su tutto la squadra deve avere un punto di riferimento, dove capire che quella persona faccia parte della squadra, che fa parte della società. Così diventa veramente difficile perché sono personaggi che sono abituati ad essere al centro dell’attenzione ma per quello che hanno fatto sul campo. Ci vuole un dirigente capace, che ha esperienza, perché il Milan non è un gioco ma una società storica che è stata la più forte al mondo e i tifosi hanno bisogno di credere in un progetto che è quello che manca. Io faccio un nome, Paolo Maldini, non potevamo farcelo scappare. Era la persona giusta, come lo è stato in passato, perché nei momenti di difficoltà capisce l’ambiente, sa il valore di questa maglia e a chi se non lui dare in mano le chiavi di questa società. Speriamo che qualcuno si possa ricredere e che vedremo delle facce più conosciute nella società”.
Cardinale ha capito che il Milan non è un gioco? Come si fa ad essere ottimisti con questa proprietà?
“I fondi di solito guadagnano sull’andamento della società perciò anche loro non saranno contenti di come è finita quest’anno perché sono tutti problemi che poi la società dovrà fronteggiare con gli investitori. Perciò non è quello, però il fondo è business e la società Milan deve andare in mano a persone che credono nella società, siano più presenti, poi non dico che debbano sperperare i soldi ma che devono credere in un progetto e far tornare il Milan dove merita”.






