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"Chi non vuole impegnarsi per la squadra deve andare via". Glasner, pensieri e idee che vanno anche oltre il calcioTUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 16:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio
per Milannews.it

"Chi non vuole impegnarsi per la squadra deve andare via". Glasner, pensieri e idee che vanno anche oltre il calcio

Oliver Glasner questa sera incontrerà il Milan: conosciamo meglio il tecnico tedesco andando a scavare nel suo pensiero calcistico

In serata il Milan incontrerà Oliver Glasner, allenatore tedesco fresco vincitore della Conference League. L’ex Crystal Palace è attualmente libero, non avendo rinnovato il suo contratto con il club di Premier League ed è aperto ad una nuova sfida. Gerry Cardinale, nel suo incontro a porte chiuse con giornalisti scelti della scorsa settimana, aveva sottolineato come il prossimo allenatore rossonero sarà uno “alla Fabregas”, intendendo che avrebbe dovuto percorrere un’idea di calcio moderna e offensiva, fatta di pressing e automatismi offensivi che possano valorizzare al massimo i calciatori in rosa.

Cosa sappiamo di Oliver Glasner? Intanto che ha vinto un’Europa League con l’Enitracht Francoforte e ben tre trofei con il Palace: la Conference League, l’FA Cup ed il Community Shield. Il tutto con un club che non aveva mai vinto nulla. Un curriculum di buon livello per un allenatore che è stato seduto sulle panchine di Ried, LASK, Wolfsburg, Eintracht e Crystal Palace sempre con risultati sopra la media rispetto alla storia recente dei rispettivi club. In questo articolo, invece di parlare di moduli e stile di gioco, ci concentreremo sul pensiero del tecnico tedesco. E lo faremo attraverso le sue parole, rilasciate in varie interviste durante il suo periodo in Inghilterra.

IL PENSIERO DI GLASNER: DIFFERENZA TRA DESIDERIO ED OBIETTIVO

Tutti dicono “Questo è il nostro obiettivo. Il nostro obiettivo è di vincere il campionato, vincere questo e quest’altro”. Credo che ci sia differenza con il desiderio. C’è una differenza enorme tra desiderio ed obiettivo. Una volta ho raccontato questa storia ai giocatori: ho detto che il desiderio più grande di mia figlia, che ha compiuto 14 anni l’anno scorso, era quello di andare al concerto di Taylor Swift qui a Wembley (a Londra, ndr). E lei sperava che mamma e papà esaudissero quel desiderio. Lei non avrebbe dovuto fare niente per ottenerlo. Poi il desiderio si è avverato e ha potuto guardare il concerto. Ma se  hai un obiettivo devi impegnarti per raggiungerlo. Perché altrimenti è solo un desiderio. Invece per raggiungere l’obiettivo devi fare qualcosa. Questa è la differenza ed è questo quello che dico ai giocatori. Se non vogliono impegnarsi per la squadra, devono andarseneIl mio obiettivo è di cercare sempre di migliorare. Bisogna creare un ambiente che favorisca l’apprendimento. E non solo il migliorarsi solo come calciatore, ma anche come essere umani”.

IL PENSIERO DI GLASNER: IL RAPPORTO CON I CALCIATORI

Noi vogliamo vedere i punti di forza dei calciatori. Se qualcuno ti dice sempre di fare un qualcosa che non sei capace di fare allora perderai fiducia. Cerchiamo di far giocare i calciatori in posizioni e ruoli in cui possano dimostrare le loro qualità, esprimersi al meglio e avere fiducia in quello che fanno. Ovviamente sempre accettando che ci possano essere degli errori o che possano essere prese decisioni sbagliate, fa parte del gioco. Ma prima di tutto questo noi dobbiamo conoscere la persona ed il giocatore. Ci sono 25 individualità che vengono da contesti differenti, cresciuti in parti del mondo differenti, con culture diverse, età diversa. Ognuno è unico e va incastrato con l’altro come se fosse un puzzle: penso che questa sia la parte più bella ed importante di essere un allenatore”.

Mateta, attaccante del Palace, parlava così del suo allenatore: "Vuole sempre vincere, a volte sembra pazzo. Chiede tanto a me e tutti gli altri giocatori. Questo perché sa del mio potenziale: mi spinge sempre al massimo e mi urla contro (ride, ndr). È fatto così, lo accetto”.

GLASNER ED IL RAPPORTO CON RANGNICK

Si parla di Glasner anche nella possibile ottica di un arrivo di Rangnick al Milan come plenipotenziario dell'area sportiva. Tra i due c'è un ottimo rapporto: "In Austria c’era davvero grande entusiasmo. Rangnick non era solo allenatore, era anche direttore sportivo. Aveva una visione molto chiara sul calcio e un’idea precisa su come volesse giocare. Sapeva esattamente di che tipo di giocatori avesse bisogno per poter giocare con il suo stile. Sono skill molto importanti quando sei un manager: sapere come si vuole far giocare la squadra, sapere che il tipo di calciatori di cui hai bisogno, sapere come allenarli per questo e, infine, riuscire a capire le persone. In uno spogliatoio e in un club ci sono culture diverse e quindi probabilmente hai bisogno di approcciarti in maniera diversa ad ognuna da loro. Ha dimostrato di saperlo fare con l’Hoffenheim, dove aveva calciatori africani e brasiliani che hanno performato veramente bene. È un manager straordinario e una grande persona”.

Vedremo come andrà questo faccia a faccia e se Glasner ed il Milan si sceglieranno. Quel che è certo è che è un personaggio interessante, con idee importanti e con un'attitudine estremamente positiva.