Questo piccolo grande Amorim. L'importante è che al Milan non gli rompano i baglioni
Non esistono solo i due estremi, ma, utilizzandoli, è più facile sintetizzare: Ruben Amorim è un piccolo allenatore o un grande allenatore? La risposta dipende dal momento in cui ci si pone la domanda.
Due anni fa, il tecnico portoghese era sulla bocca di tutti, in hype più totale, dopo i due campionati vinti con lo Sporting Lisbona nella Liga Portuguesa: se il Milan, che lo aveva sondato tramite Geoffrey Moncada, lo avesse preso, sarebbe stato uno dei trasferimenti più acclamati dell'estate, mandando in escadescenza entusiastica tutta una tifoseria. L'esperienza al Manchester United ha, però, cambiato quasi totalmente il parere sul classe 1985: disastro, un fallimento - considerate le aspettative e i soldi spesi - sia dal punto di vista tecnico-tattico (squadra lasciata al sesto posto con 31 punti, a sole tre lunghezze dal quarto occupato dal Liverpool, dopo una finale di Europa League persa controil Tottenham) che di gestione dello spogliatoio, con i senatori del gruppo squadra contro lo stesso allenatore.
IL PROBLEMA DI AMORIM
A sua parziale discolpa, si può dire che al Manchester United, nel dopo Ferguson, le cose sono andate così per la maggior parte - se non tutti - gli allenatori sedutisi sulla panchina di Old Trafford. Il problema è che al Milan troverà problemi simili, se non peggiori. Ed è questo il punto interrogativo principale della scelta Amorim - che è il più vicino al modello Fabregas citato dal proprieatrio ed ha anche idee di calcio potenzialmente molto interessanti - o di qualunque altra scelta fosse stata fatta (lo stesso discorso varrebbe anche per Ancelotti, Klopp o Guardiola eh) dalla dirigenza di via Aldo Rossi: in che contesto lavorerà? Come potrà cercare di esprimere la sua idea di calcio? Sarà sostenuto dalla proprietà e dalla società? Sarà ascoltato in sede di calciomercato?
Per sapere se questo Ruben sarà un piccolo o un grande Amorim, c'è bisogno che non gli rompano i baglioni, ma che, da Cardinale a Ibrahimovic passando per i futuri dirigenti sportivi (che sia Kroche con Ozek o con qualche altro fantasmagorico mago dei dati), tutti gli diano una grande mano. Alrimenti è disastro annunciato.


