ESCLUSIVA MN - Sebastiano Rossi: “Ho il Milan nel cuore, Capello il migliore in assoluto”
Nel corso del terzo appuntamento del podcast "Derbyssimo Legends x MilanNews" (CLICCA QUI per vedere la puntata completa su YouTube), Stefano Fisico e Stefano Eranio hanno intervistato Sebastiano Rossi, storico portiere che ha vestito la maglia rossonera dal 1990 al 2002, vincendo, da protagonista, 5 campionati italiani, 3 Supercoppa Italia, 1 Coppa Intercontinentale, 2 Supercoppa UEFA, 1 Champions League ed ha raggiunto il record d'imbattibilità con 929 minuti senza subire gol. Di seguito la sua intervista completa.
Sei più orgoglioso del recordato 22 anni o di aver giocato in quel Milan?
"Ma io sono felice di aver giocato in quel Milan. I record nascono per essere battuti, lo sappiamo tutti. E sono contento che comunque è rimasto in mano a ad un italiano, a Gigi Buffon"
Ma lo capisci subito quel record o lo vivi dopo?
"Ma guarda Stefano, tu mi conosci, sono sempre stato una persona umile, scherzavo, ridevo, ma con grande umiltà. lo il giorno stesso che battemo il record, se non si alza la panchina, in primis Filippo Galli, per dirmi Seba guarda che ci son 90.000 persone in piedi che ti applaudono, ero talmente concentrato che non ci pensavo neanche, sinceramente. È chiaro che dai, un po' dispiace che non ce l'abbiamo più noi, perché comunque per me è stato un record della squadra, del gruppo, dai magazzinieri ai massaggiatori, ai dottori, agli allenatori, quindi non me lo sono mai sentito come un record personale. È uno sport di gruppo e quindi per forza di cose era un record della squadra"
Se quel record si fosse fermato prima, parleremmo di Sebastiano Rossi, a tuo avviso, nello stesso modo?
"Per chi mi conosce probabilmente sì, ma siccome noi tifosi del Milan siamo in tanti, probabilmente no.
Quel Milan di cui facevi parte, si spiegava o si subiva, cioè praticamente di fronte gli avversari cosa percepivano e te soprattutto da dentro cosa percepivi?
"Ma sicuramente eravamo una grande squadra e non c'era un allenamento che qualcuno non usciva ferito, quindi già negli allenamenti ci mettevamo tutto ed eravamo una grande squadra. Era una squadra che quando arrivava il momento della gara dove devi stringere i denti, noi in quel momento lì eravamo veramente bravi, messi bene in campo, preparati per uscirne e quello secondo me è stata la nostra arma vincente"
Ma a tuo avviso, in quel Milan lì, contava di più il talento o la testa?
"Sicuramente la testa perché di talenti ne avviamo visti tanti ma magari con meno testa. Dopo cosa vuol dire cosa intendi come testa, comunque in una grande squadra hai delle responsabilità, hai una vita da vivere bene da professionista, sei su un binario, devi pensare solo a quello. I pochi giorni che ti rimangono non bastano per distoglierti. Il lunedi libero era un sogno per noi, quindi la testa serve tantissimo, è tutto"
Lo spogliatoio era forte, qual era la qualità migliore?
"La qualità migliore era che quando un giovane o comunque un calciatore nuovo arrivava aveva degli idoli da seguire e quegli idoli erano giusti, quindi si andava tutti sulla stessa strada, si parlava poco, si si scherzava però c'erano dei limiti ben precisi. Quindi quando hai delle persone più grandi di te da seguire, persone giuste, non puoi sbagliare"
Capello pesava di più come allenatore e come figura?
"Ma Fabio Capello per me è stato diciamo l'allenatore che mi ha dato di più, che mi ha insgenato di più. Lo chiamavano il sergente di ferro, ma secondo me non è vero perché quando tu tieni un comportamento giusto non c'è bisogno del sergente di ferro. Come allenatore studiava i minimi particolari, studiava gli avversari, ci metteva in condizione sempre di scendere in campo preparati, sapevi dove potevi colpire, come dovevi difenderti, quindi per me Fabio rimane quello che mi ha insegnato di più sotto l'aspetto umano, la gestione e proprio come tecnico"
Qual era il leader dello spogliatoio che hai vissuto?
"Eravamo tutti dei leader, contribuiavamo per arrivare al nostro scopo che era quello di vincere. Se dovessi dire un nome vorrei ricordare il nostro presidente, Silvio Berlusconi, Adriano Galliani, Braida"
In quel Milan era più difficile giocare o restarci?
"In quel Milan era più difficile restarci perché la possibilità di giocare l'abbiamo avuta tutti, poi fortuna o non fortuna era molto più difficile restare che giocare"
C'era un giocatore double-face, che in campo era una cosa e fuori un'altra?
"No, eravamo tutti uomini, tutti uguali sia fuori che in campo"
Tu non sei mai stato così comodo, ti è costata questa cosa?
"I miei tifosi nel tempo si rendono sempre più conto che ho il mio carattere ma non certamente per andare contro di loro, era per farli gioire nel caso. Con i tifosi avversari ogni tanto mi divertivo in campo, ogni tanto li salutavo, gli mandavo un bacio, però nn credo che questo abbia pesato, anche perché ho avuto la fortuna di vincere tutto quindi sai, le antipatie arrivano per forza di cose"
Potessi tronare indietro, c'è un momento che vorresti cambiare?
"Assolutamente no, io ho sempre avuto una grande dote ossia quella di ascoltare, imparare, stare zitto quando era il momento di ascoltare"
C'è qualcosa che ti è stato detto che non hai accettato?
"No, assolutamente, perché quando non era come pensavo la prendevo nel modo giusto, era un aggiornamento per me e grazie ad avere avuto delle persone che mi hanno insgenato e fatto capire dobve sbagliavo"
Il portiere è più solo o più responsabile?
"È un ruolo di grande responsabilità, non è solo, assolutamente. Però ha grandi responsabilità perché se sbaglia il portiere è gol, se sbaglia l'attaccante, se prende palo o traversa o calcia fuori va bene. È un ruolo di rendimento nel senso che, un attaccante fa 15 gol nel girone d'andata e in quello di ritorno non la becca mai, rimangono comunque i 15 gol. Il portiere ti fa un girone d'andata dove ti salva 3-4 partite e nel girone di ritorno ti sbaglia 1-2 partite, è un portiere normale. Quando poi non prendi tanti tiri in una partita devi essere più concentrato, è fondamentale, e questo lo impari quando giochi per una grande squadra. Lo sai che per me prendere gol era come ricevere una pugnalata, non lo accettavo nel modo più assoluto. Capisco che in una grande squadra non è facile vivere a lungo, sei su un binario, non puoi perdere di vista nulla, sono quei 90 minuti più tutta la settimana, non è facile"
Paravi più per istinto o per controllo?
"L'istinto secondo me ti può aiutare, però secondo me l'istinto non ti porta lontano. Nel senso che altrimenti non esisterebbero gli allenatori dei portieri, io credo che la tecnica sia fondamentale, e la tecnica si impara"
Oggi i portieri sono più completi o più confusi visto che si gioca quasi più con i piedi che con le mani?
"Non mi sembra che sia cambiato tanto da allora, più che altro cambia la critica. Io vedo veramente prendere dei gol che ai nostri tempi ci avrebbero massacrato, adesso il portiere prende gol sul suo palo ed è quasi normale. Però poi fa un bel passaggio con i piedi e dicono grande giocata, il calcio cambia però il portiere deve parare, deve salvare i risultati. Quando il portiere gioca la palla con i piedi a mio avviso c'è qualcosa che non va, perché sul 3-0, 4-0 lo facevamo anche noi, la famosa melina, ma adesso è proprio una costante anche nella costruzione del gioco. E insomma partire dal basso e arrivare nell'area avversaria è difficile"
Chi è l'allenatore che ti ha capito davvero?
"Ma io credo che tutti mi abbiano capito davvero, chi in un modo chi nell'altro. Tanti, da Bruno Bolchi a Giorgio Fioravanti, magari sono nomi che non conoscete bene, a Roberto Negrisolo a Fabio Capello, adesso mi ricordo quelli che mi hanno capito (ride ndr.)"
Nel mondo d'oggi, c'è una persona che apprezzi perché dice le cose che pensa?
"Fabio Capello è uno di quelli, Zvonimir Boban un altro, sono quelli che seguo un po' di più"
Completa la frase con un aggettivo
Il record oggi è... "Fantastico"
Il Milan oggi è... "Cuore" (non è un aggettivo ma è più di un aggettivo)
Fare il portiere è... "Il top"
Il tuo carattere è... "dolce"
Il calcio di oggi ha perso... "il Milan (ride ndr), no dai non ha perso nulla, è bello"
Top 11 degli avversari che hai incontrato
"Angelo Peruzzi, Ciro Ferrara, Montero, Roberto Carlos, Zidane, Massimo Bonini, Simeone, Zanetti, Maradona, Batistuta o Careca"
Top 11 dei tuoi compagni
"Tassotti, Maldini, Baresi, Costacurta, Desailly, Boban, Albertini, Evani, Gullit, Van Basten, Savicevic, ma ce ne sono troppi, tutti (ride ndr.). All. Fabio Capello. In porta Dida ha fatto grandissimi anni, Abbiati ha fatto anche una grande carriera, io ti parlo dei miei anni, anche Giovanni Galli, per non tornare indietro con Cudicini, Albertosi"
Sebastiano Rossi vuole essere ricordato per?
"La voglia di vincere, perché ci metteva il cuore e la testa"
Alla fine Sebastiano Rossi cosa è stato davvero?
"È stata una persona intelligente, fortunata, e quando arriva devi tenertela stretta, un ragazzo che sapeva ascoltare nei momenti giusti, con tanta voglia di imparare, con una buona famiglia alle spalle"


