Amorim, milanista prima ancora di allenarlo: identità, pressing e un debutto che accende il nuovo Milan
Ruben Amorim non sta vivendo il Milan come una semplice tappa professionale della sua carriera. Il tecnico portoghese ha raccontato più volte la propria ammirazione per il club, nata seguendo da giovane le squadre di Sacchi, Capello e Ancelotti. Un legame che oggi prova a trasformare in identità sul campo. Alla prima di campionato è arrivata subito una vittoria esterna, accompagnata anche da un'esultanza vissuta, a parole sue, "come un qualsiasi tifoso".
PRESSING ALTO, POSSESSO E CORAGGIO: IL MILAN CAMBIA PELLE
Contro il Torino si sono viste subito alcune delle idee del calcio di Amorim. Il Milan ha chiuso con 58,9% di possesso, salito addirittura al 73,9% nel primo tempo, e ha recuperato il pallone mediamente a 44,5 metri dalla propria porta. Segnali di una squadra che vuole comandare, pressare alta e costruire con coraggio, proprio come chiesto dal suo allenatore.
Anche i numeri offensivi raccontano una svolta: almeno dieci conclusioni da dentro l'area nei primi 45 minuti, evento che al Milan non capitava da oltre quattro anni. Il successo ha inoltre reso Amorim il primo allenatore stranieri dal 2009 a vincere all'esordio in Serie A fuori casa.
DAI GIOVANI AI SENATORI: ENTUSIASMO CONTAGIOSO
Amorim ha già coinvolto tutti. Cissè lo ha ripagato con un gol prezioso, mentre Rabiot ha raccontato di sentirsi importante dentro un progetto basato su possesso, pressing e calcio offensivo. Anche Cardinale sembra credere fortemente nelle sue idee, sostenendole con investimenti importanti (vedi Ramos e Moreira). Fuori dal campo, Amorim cura ogni dettaglio: eleganza, rispetto per la storia rossonera e un rapporto speiale con Franco Baresi.
Venerdì arriverà poi il debutto a San Siro. Per il tecnico-tifoso sarà un altro passo simbolico: entrare finalmente nella casa del Milan...ma da allenatore


