Zlatan: ovunque tu sia, restaci. Il nuovo corso Cardinale, un atto dovuto. Tutto sulle spalle di Amorim che deve imparare ad aiutarsi da solo, ma la squadra è con lui
È sparito dai radar Zlatan Ibrahimovic. Messi sulla bilancia i suoi 3 anni di comfort zone dopo essere subentrato a Paolo Maldini (!) e il fuoco amico aperto contro Allegri la scorsa primavera, è una buona notizia. Nessuno francamente ne avverte la mancanza, né tra i tifosi né a Casa Milan, tanto meno a Milanello. Il clima è sereno, sul palcoscenico e soprattutto dietro le quinte: chiunque al suo posto si farebbe una domanda, non fosse che parliamo di uno che dà solo risposte. Alla sua maniera.
L'epurazione, confidando che sia definitiva, non è comunque un fiore all'occhiello del nuovo corso di Gerry Cardinale, farcito di presenzialismo, sorrisi e canzoni. Che il patron di RedBird abbia finalmente deciso di occuparsi del Milan da solo e da vicino, è la conseguenza di un triennio a dir poco sconcertante della sua gestione, ma la visione rimane tutt'altro che profonda, poco circolare. L'assenza di un direttore sportivo di esperienza ha creato le manfrine degli esuberi, prestati alla bell'e meglio alla rinfusa perché tutti sapevano essere fuori dal gioco. Il reintegro di Tomori, trattato francamente in maniera poco elegante, è il risultato più eclatante della mancanza di programmazione. Cardinale sta mettendo le toppe a un crollo di popolarità che ha soffiato l'eco anche al di là dell'oceano, nella sua America, e per questo ha deciso di tirare qualche bella riga rossa.
Il vuoto dirigenziale dal punto di vista dell'area sportiva ha fatto sì che il mercato, la costruzione della squadra e della rosa, siano stati caricati tutti sulle spalle di Ruben Amorim: un grande privilegio per un allenatore, ma anche un boomerang pericoloso. Il responsabile è lui e solo lui. Non che cambi molto agli effetti della valutazione che verrà fatta: contano i risultati, punto. Il tecnico però deve sapere, aver chiaro, di essere solo al comando: la squadra l'hai fatta tu, i giocatori li hai voluti tu, adesso falli giocare e vincere. Non deve dare molte spiegazioni. È capitato anche con Fonseca, Conceição e Allegri, nessuna novità, ma adesso l'evidenza è più eclatante perché - appunto - lo scettro glielo ha messo in mano Cardinale in persona.
L'altra buona notizia è che da Milanello le voci parlano di un'atmosfera distesa, serena, di un gruppo convinto, unito, compatto intorno al suo allenatore. La gestione di chi gioca meno, ci dicono, è buona e al momento anche loro si sentono coinvolti. Presto arriveranno le coppe e le rotazioni si faranno più frequenti. In questo senso il mercato ha lasciato qualche buco, quindi bisogna credere - personalmente non troppo - che siano tutti profondamente convinti di Diawara, Dimitrov, Comotto, Camarda. Vediamo: in una squadra che gira, in meccanismi che funzionano, i giovani fanno meno fatica. Saranno i compagni a doverli agevolare.
Bisogna calibrare gli esterni, chiamati - come i trequartisti - a sdoppiarsi nel ruolo, i primi dovranno anche difendere, i secondi ripiegare a centrocampo. Un lavoro dispendioso, un impegno che richiede partecipazione anche dai difensori e centrocampisti puri. I rossoneri dovranno tornare "squadra" come nelle stagioni migliori di Pioli. Il mutuo soccorso sarà la prima regola in ogni gara, a partire da quella di domenica a Torino. Troviamo una Juve in pieno rodaggio, con qualche bullone spanato, qualche vite allentata. Non è che il motore e il telaio del Milan siano molto più collaudati, però la sensazione è buona. La possibilità c'è ed è quella di passare a pieni voti il primo vero test del campionato. Sarebbe un pieno di fiducia, autostima ed entusiasmo, vale a dire i migliori acquisti che si potessero fare.


