Gli "esperimenti" di Amorim: cosa ha funzionato finora e cosa no
Parte del sunto delle dichiarazioni rilasciate da Ruben Amorim da quando è stato nominato allenatore del Milan può benissimo essere: "Morirò con le mie idee". Su questo si potrebbe aprire una parentesi ampissima su questo modo di essere e di pensare e probabilmente non si arriverebbe mai ad un punto che metterebbe d'accordo tutti. Si possono però iniziare ad analizzare queste idee, soprattutto per quanto riguarda i vari "esperimenti" su cui ha scommesso, sta scommettendo e forse scommetterà Amorim con i giocatori che ha attualmente a disposizione. Lui stesso ha ammesso che ovviamente - appena arrivati in un nuovo club - non si può avere tutto al posto giusto: da qui il rimescolamento delle carte in tavola alla ricerca delle caratteristiche giuste per il suo modo di giocare, tra cambi ruolo e attesa che i "titolari" arrivino presto alla giusta condizione fisica. Dopo quattro partite di Serie A e una di Europa League si può fare un primo censimento per provare a capire cosa è andato bene e cosa no.
GLI ESPERIMENTI DI AMORIM - CHUKWUEZE A TUTTA FASCIA
Il nigeriano, che nell'ultima stagione ha giocato al Fulham in prestito, è stato reinventato da Amorim come esterno di centrocampo a tutta fascia a piede invertito. Abbastanza sorprendente, ma per come intende giocare il portoghese può avere senso. Chukwu sta dando tutto e si è messo a completa disposizione: finora è risultato tra i più positivi della squadra. Ci sono alcune cose da migliorare, come l'intesa col braccetto dietro di lui e su come comportarsi quando deve giocare in linea con la difesa. Abnegazione e intensità ci sono. In attacco, quando la squadra riesce ad alzare il baricentro, diventa una pedina che è difficile da contrastare per gli avversari. Alcuni vorrebbero vederlo più interno e meno in altezza, lui per ora riesce a non sfigurare. Andrà monitorato per tutta la stagione, ma le premesse sono positive.
GLI ESPERIMENTI DI AMORIM - LOFTUS-CHEEK TREQUARTISTA
Il precampionato aveva illuso un po' tutti, probabilmente anche Amorim. Ma Loftus-Cheek, a prescindere dalla posizione, è ormai questo giocatore qui. Cioè? Intelligente tatticamente, tecnicamente interessante, fisicamente potenzialmente devastante. Ma mentalmente spesso assente dalla partita e con un'indole pigra. Amorim l'ha anche strigliato pubblicamente, dicendo che un calciatore con le sue qualità non può giocare solo 5 minuti e poi uscire completamente dal match. Per ora bocciato.
GLI ESPERIMENTI DI AMORIM - MOREIRA A DESTRA
C'è poco da commentare, visto che il belga a destra l'abbiamo visto solo contro la Juventus. Questo "poco" però non ha convinto, anzi. Molto meglio a sinistra, ruolo che anche allo Strasburgo ricopriva alla perfezione. Magari potrà tornare sulla fascia opposto all'occorrenza, ma al momento meglio schierarlo dove ha dimostrato di avere già ottime certezze.
GLI ESPERIMENTI DI AMORIM - RABIOT TREQUARTISTA
Nonostante il rientro tardivo post Mondiale, Amorim ha buttato subito nella mischia Rabiot. Contro il Torino è subentrato e ha colpito con un gol proprio alla Rabiot. Da trequartista gravita molto più vicino l'area di rigore, a patto però che la squadra riesca a controllare la partita e alzare il baricentro durante il possesso palla. Vederlo ricevere spalle alla porta non ha convinto. In attesa che torni ad avere una condizione fisica almeno accettabile probabilmente è meglio vederlo nel centrocampo a due.
GLI ESPERIMENTI DI AMORIM - LA FIDUCIA AD ESTUPINAN
Probabilmente è il momento di arrendersi: Estupinan è un calciatore con evidenti limiti. Eppure non aveva iniziato male, arrivando a giocare allo Stadium una partita più che dignitosa. Contro la Lazio il solito patatrac: il gol subito con lui che si fa anticipare sul secondo palo dall'avversario è una costante. In questo momento non è saggio considerarlo tra i titolari.
GLI ESPERIMENTI DI AMORIM - LA FIDUCIA A MUSAH
Probabilmente l'analisi che in tanti troveranno poco condivisibile, ma una squadra che punta ad avere il controllo del possesso per la maggior parte dei 90 minuti non può avere Yunus Musah titolare a centrocampo. In queste prime uscite lo statunitense ha messo in mostra una condizione fisica invidiabile: è quello che nella rosa corre di più e corre meglio. Su questo non c'è dubbio. Ma il rovescio della medaglia è disastroso. Quando è in possesso palla è indecifrabile, sia per gli avversari e sia per i compagni. Sbagli le cose più elementari e un secondo dopo si concede un dribbling con stop a seguire che spacca in due la squadra avversaria. Per poi sbagliare totalmente scelta e misura nel momento del passaggio decisivo. A centrocampo vanno trovate altre soluzioni perché a lungo andare la differenza la fa la qualità tecnica e nelle scelte. Musah non ha niente di tutto questo.


