Cambiargli ruolo sì, mandarlo in tribuna no
Matteo Calcagni
La tribuna de "La Rosaleda" ha di certo rappresentato un messaggio importante, per un giocatore che finora non si è espresso ai suoi consueti livelli. Kevin-Prince Boateng, ritenuto il faro e l'icona della rinascita rossonera, non ha inciso come ci si sarebbe potuto augurare, fornendo prestazioni altalenanti e poco convincenti. L'ultima apparizione, all'Olimpico contro la Lazio, non è piaciuta neanche ad Allegri, che ha sostituito il ghanese all'intervallo e l'ha escluso dall'undici titolare a Malaga. Oltre all'assenza di un apripista come Ibrahimovic, il venticinquenne di Berlino sta soffrendo la propria indole da "fantasista", poco utile in un momento difficile e complicato come quello attuale. Rinunciare a Boateng solo perchè, nel ruolo di trequartista, non riesce ad incidere come nelle precedenti stagioni, è un lusso che questo Milan non può concedersi.
La tribuna in terra spagnola può essere servita come stimolo, ma il centrocampista ex Portsmouth deve essere reinserito immediatamente negli ingranaggi rossoneri, vista la necessità in mezzo al campo di uomini di fisico e qualità. Prince ha le doti per districarsi senza problemi anche in mediana, zona del campo a lui poco congeniale, ma unico palcoscenico possibile per tornare utile (e tanto) alla manovra milanista. Se il tecnico livornese decidesse di proseguire con la difesa a 3, Boateng potrebbe aggiungersi al duo composto da Montolivo e Ambrosini/De Jong, formando insieme agli esterni una sorta di centrocampo a cinque. Questo discorso può essere applicato anche ai vari Nocerino e Flamini che, nelle ultime settimane, stanno trovando pochissimo spazio. Perchè il Milan si rialzi c'è bisogno di tutti, anche di coloro che, per un motivo o per un altro, finora non hanno avuto un rendimento paragonabile a quello degli anni passati.


