Un leader dal glaciale silenzio: Bonera conquista il Diavolo
Luca Guazzoni
"Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così, che abbiamo noi quando guardiamo Genova". Paolo Conte 40 anni fa o quasi aveva capito tutto. Max Allegri ha visto il Genoa, l'ha battuto e si é rilassato. Ha colto il primo successo dopo tre sconfitte consecutive e si é assestato sulla panchina del Diavolo con maggior vigore. Sperando che una vittoria ne tiri un'altra. Il Milan ha giocato a calcio. Non con rabbia o orgoglio, ma con astuzia. Prima ha mantenuto la calma, poi ha sfoderato il colpo da tre punti alla prima vera accelerazione. Ma non sempre ci saranno difese allegre come quelle dell'amico Grifone e non sempre ci sará un atteggiamento rinunciatario così eloquente. Però di certo il Milan ha acquistato qualcosa. L'equilibrio. Quello tanto cercato in questo mese e trovato a costo di sacrificare ogni tipo di proiezione offensiva. Tanto prima o poi ci pensa El Shaarawy lá davanti a menar le danze.
Per la terza volta in 12 gare il Milan non ha subito gol, per la seconda volta in campionato, la prima dopo Cagliari, prima e unica vittoria casalinga fino a ieri. Il trucco per trovare questo equilibrio é stato semplice. Copiare il cugino Stramaccioni e impostare una difesa a tre. Con un unico leader, Daniele Bonera. Il bresciano si é reinventato in questa sua seconda giovinezza. Totti ai tempi lo ha definito il "mastino più opprimente mai incontrato", ora é diventato un libero quasi vecchio stampo. Ha saputo guidare la difesa a Malaga, lo ha fatto ancora meglio contro il Genoa. Allegri cambia 6 titolari, ma lui resta il fulcro della retroguardia rossonera. Con umiltá e carisma. Parlando e urlando. E con la fascia di capitano al braccio. Fossero sempre tutti come lui...


