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Il Milan ha trovato la sua identità. Ora Allegri non deve cambiare più. Bojan-Milan: le ultime. A gennaio la rosa verrà sfoltita. Braida si muove in Europa, e il resto degli osservatori?

autore
Pietro Mazzara
per Milannews.it
lunedì 5 novembre 2012, 00:00Editoriale
autore Pietro Mazzara
05.11.2012 00:00Editoriale
Studio Buzzi
Studio Buzzi

Segnali, sprazzi, primi barlumi di luce. Il Milan che si proietta alla sfida contro il Malaga di domani sera è una squadra che ha ancora molto su cui lavorare ma che, allo stesso tempo, sta trovando la giusta via. Quella della disposizione tattica in campo, con un sistema di gioco che esalta le caratteristiche degli uomini di qualità e che consente, con il giusto atteggiamento, di mettere maggior pressione agli avversari. Allegri, visibilmente soddisfatto, ha riassettato la squadra con il 4-2-3-1 buttando nella mischia, contemporaneamente, i piedi buoni con Montolivo splendido in cabina di regia, El Shaarawy, Bojan ed Emanuelson alle spalle di Pazzini. Quattro giocatori che fanno della tecnica la loro prerogativa più una prima punta che, a mio modo di vedere, si muove troppo alla ricerca del pallone. Con Pato in panchina per 90’, non è da escludere che contro gli spagnoli (sconfitti in casa dal Rayo Vallecano per 2-1), il papero possa trovare una maglia da titolare. In questo sistema che rispecchia lo stesso scacchiere tattico nel quale veniva impiegato nel Brasile prima che gli infortuni lo costringessero a stare ai box per quasi un anno intero. Ma chi ha preso in mano la squadra, che gli da ritmo e geometrie è Riccardo Montolivo.

L’ex centrocampista della Fiorentina sta vincendo la sua personalissima sfida, ovvero quella di prendere per mano il Milan in una delle stagioni più difficili della gestione Berlusconi. Da Firenze, amici e colleghi, spesso mi dicevano: “Montolivo gira se gira la squadra”. Adesso, al Milan, sembra essere il contrario. Se il Monto, sempre più leader in campo ed erettosi a trascinatore del tifo rossonero (emblematiche le due esultanze contro il Palermo e la Fiorentina), ha la possibilità d’agire con il giusto spazio, ha dimostrato di poter essere lui il cervello di questa squadra. Ma a gennaio un suo vice, un giocatore di geometria e qualità, andrà preso perché Riccardo, che è anche costantemente nel giro della nazionale, non può giocare 50 partite senza tirare il fiato. Come Montolivo, anche Bojan Krkic sta sbocciando. Dopo le prestazioni discrete da prima punta, il folletto spagnolo sembra aver trovato la sua collocazione ideale dietro alla prima punta. Partendo fronte alla porta, l’ex Barcellona si trova alla grande potendo aumentare il ritmo in corsa e potendo svariare su tutta la trequarti senza dare punti di riferimento agli avversari. Boateng è avvisato: con questo Bojan ci sarà da sudare per trovare posto in quella zona di campo.

Parlando ancora di Bojan, ma sotto il punto di vista del mercato, hanno fatto molto scalpore le parole di Adriano Galliani che ha annunciato a Milan Channel che il Milan ha acquisito il diritto di riscatto del giocatore. Ciò vuol dire che nei prossimi mesi, Milan e Barcellona si siederanno ad un tavolo per trovare l’accordo sul riscatto di Bojan con la cifra attuale fissata sui 15 milioni pagabili in tre anni. Con il Barça sempre alla ricerca di nuovi attaccanti (vedi la pista Neymar o Falcao), il prezzo dell’attuale numero 22 rossonero potrebbe abbassarsi notevolmente anche perché, in caso di mancato accordo, Bojan dovrebbe tornare al Barcellona e ripartire da zero nel cercarsi una nuova squadra. Ovvero quello che a gennaio potrebbero fare alcuni componenti della rosa attuale. Da Flamini a Traoré, da Mesbah a Niang arrivando fino a Robinho. Per gennaio i sentori sono chiari: cercare di migliorare qualitativamente la rosa attuale e sfoltirla degli esuberi (e degli errori) che sono stati fatti in estate. Il Milan deve cambiare modus operandi sul mercato e deve tornare a viaggiare in giro per l’Italia, per l’Europa e per il Mondo. Braida sta scandagliando il mercato olandese e belga ma è tutta la rete di osservatori che deve muoversi. E’ quasi incredibile credere che domenica scorsa, a vedere River-Boca, ci fossero gli emissari di Inter e Juventus e non quelli del Milan. Cafù e Serginho parcheggiati in Brasile non hanno più molto senso visto che il mercato verdeoro è diventato quasi inarrivabile. Argentina, Colombia, Uruguay e Cile sono paesi che storicamente il Milan ha visionato poco e che, negli ultimi anni, hanno prodotto giocatori di livello mondiale. Perché se continuerà l’austerity ci sarà bisogno di fantasia. E un po’ d’occhio.

per Milannews.it

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