Tra grandi sorprese di mercato, primi tempi regalati e buchi neri, le tante domande rimaste sul tavolo dopo Torino-Milan
Fabrizio Tomasello
La partita all’Olimpico di Torino contro i granata di Ventura (a proposito, in bocca al lupo mister, vogliamo rivederla presto energico e vivace in panchina) era carica di aspettative e tutto il popolo milanista attendeva riscontri importanti sul piano della continuità. Sono arrivati tre punti d’oro, ma invece delle risposte, Torino-Milan ha lasciato in dote diverse questioni che adesso proveremo ad analizzare.
- Innanzitutto, perché al Milan serve sempre una scossa (meglio definirla “mazzata”) prima di iniziare a giocare per davvero?
L’interrogativo andrebbe posto direttamente ad Allegri. Intendiamoci, l’allenatore del Milan, che fino a poche settimane fa era da licenziare in tronco per il 90% dei tifosi rossoneri, quasi un suffragio universale contro di lui, merita le scuse di tutti. Al conte Max vanno i meriti di aver tenuto duro in momenti in cui sarebbe stato molto più semplice mollare tutto e scappare via. Ed alla fine i risultati lo stanno ripagando: giocatori dati per dispersi che si stanno lentamente ritrovando (Mexes, De Jong, Nocerino, ma anche Pazzini, Robinho e Boateng), una classifica che si fa sempre più carezzevole ed una rincorsa al terzo posto che ormai non pare più un miraggio. Ma anche domenica a Torino, il Milan è sceso in campo con un’indolenza difficile da comprendere, ha praticamente regalato un tempo agli avversari, è andato sotto di un gol, per poi reagire e vincere la partita. Caro mister, se davvero c’è voglia di sognare, vediamo di sistemare anche questo “dettaglio” prima della fine della stagione.
- Contro il Torino è arrivato il primo gol in campionato di testa per il Milan, segnato da Nocerino dopo una respinta corta del portiere Gillet. Ci si sorprende a leggere certe statistiche, ma come è possibile segnare di testa se tutti i corner e i calci di punizione a nostro favore vengono calciati male, e spesso rasoterra?
Altra domanda da porre ad Allegri, ma anche a tutti i free kickers rossoneri. Sembra difficile credere che a Milanello non ci si alleni sui calci piazzati e sfatiamo anche la leggenda popolare secondo cui il Milan non ha buoni saltatori. Domenica erano in campo Ambrosini, Pazzini, Mexes, Yepes, tutti ottimi colpitori di testa, ma in area non si è vista neppure una palla decente. Ormai siamo abituati a vedere calci d’angolo che non arrivano nemmeno dentro l’area di porta, punizioni sbagliate e un assortimento di orrori su cui varrebbe la pena di riflettere per cambiare un trend assolutamente deficitario.
- Quante palle ha perso Robinho nei primi 40 minuti di partita, prima di segnare il gol che poi ha cambiato il corso del match?
Noi ne abbiamo contate 1463, che rappresenta il record mondiale di palle perse in meno di metà partita. Poi è arrivata quella perla che ha ridato anima e vigore al Milan e messo in ginocchio i granata. Però Robson de Souza contro il Torino è sembrato più svagato del solito e il battibecco a fine gara con Mexes ha confermato le nostre sensazioni: Binho è già sulla porta di Milanello con le valigie pronte e la sua preoccupazione principale al momento è spingere il Santos a fare l’offerta giusta per convincere Galliani a cederlo.
- Come cambiano le strategie di mercato del Milan dopo il terribile incidente patito da Nigel De Jong contro il Toro?
Adriano Galliani è stato chiaro: non si interverrà sul mercato e De Jong sarà sostituito con i rientri dei lungodegenti Muntari e Strasser. Noi naturalmente abbiamo più di qualche dubbio in proposito, anzi sappiamo per certo che è partita l’offensiva verso il mercato olandese dove sono stati monitorati nei mesi scorsi diversi giovani prospetti, già pronti per il calcio italiano. Partiamo da Kevin Strootman, centrocampista del PSV, classe ’90, autentico pallino dei rossoneri già da tempo. E’ lui il primo della lista che raccoglie altri nomi molto interessanti: il ventunenne Jordy Clasie, astro nascente del Feyenoord, già paragonato a Xavi, una valutazione di circa 6 milioni di euro e un contratto in scadenza nel 2015; Marco Van Ginkel (classe ’92), tenuto molto in considerazione perché caldeggiato da un altro Marco rossonero, il grande Van Basten; e per concludere Siem De Jong, 23enne centrale di centrocampo già capitano dell’Ajax, estremamente duttile e per questo in grado di ricoprire più ruoli nella mediana rossonera.
Massima attenzione anche al mercato italiano dove potrebbe nascere qualche proficua operazione low cost, vedi Cigarini dell’Atalanta (ma di proprietà del Napoli) e Lodi del Catania.
- E’ lecito di sperare in un “regalo” a sorpresa di Berlusconi al Milan per gennaio?
Partiamo da Balotelli, da sempre un pallino del Presidente e sappiamo che quando Berlusconi vuole fortemente qualcuno, non c’è trattativa che tenga. Si lavora sottotraccia in attesa dell’opportunità giusta e alla luce dell’ennesima deludente performance di SuperMario nel derby con lo United, con pubblica reprimenda da parte del tecnico Mancini, non è impensabile che possa arrivare già a gennaio la messa in liquidazione da parte dei Citizens del talento azzurro. Quindi si, è lecito sperare, anche se come abbiamo già ricordato, adesso la priorità per il Milan è un centrocampista. Ed ecco che allora inizia a prendere forma il colpo di scena che farebbe impazzire di gioia i tifosi rossoneri: Daniele De Rossi, sempre più in rotta con Zeman ed elemento ideale per il centrocampo del Milan. DDR ha sempre dichiarato di non voler giocare in un’altra squadra italiana, ma pur di lasciare la Roma, dove ormai vive da separato in casa, accetterebbe di buon grado “il club più titolato al mondo”, dove ritroverebbe vecchi amici quali Amelia e Mexes. Operazione senza dubbio complicatissima, ma in via Turati ci si sta già muovendo.
- Che fine ha fatto Pato?
Non ci crederete, ma a questa domanda non riusciamo a rispondere nemmeno con un grosso sforzo di immaginazione. Il buco nero che, spesso e volentieri, ha inghiottito il Papero negli ultimi due anni sembra aver colpito ancora.
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