Niang, una nuova lezione
Luca Guazzoni
I dolori del giovane Mbaye. Poteva essere la sua partita ed invece Niang ancora una volta partirà dalla panchina anche nella gara di Coppa Italia contro la Reggina. Un'esclusione che Allegri ha motivato a lungo in conferenza stampa: "Il ragazzo sta crescendo. Ero indeciso se farlo partire titolare o meno. Lui è molto bravo sotto porta e apprende in fretta quello che gli si dice". La staffetta con Robinho è già programmata di fatto.
Ma perchè non lanciare nella mischia in 18enne francese quando la squadra è finalmente in ripresa e in una gara dalle pressioni limitate? Perchè non dare una chance vera e non una manciata di minuti ad un giocatore ritenuto un possibile campioncino? La spiegazione è sempre quella: Allegri vuole insegnare ai calciatori di essere dei professionisti prima ancora che dei talenti.
L'ex allenatore di Niang al Caen, dopo la squalifica comminata dalla federazione francese per la serata da bagordi, lo ha detto a chiare lettere: "Ha finito i jolly a disposizione e se non lo capisce per il calcio è finito. E sarebbe un peccato. A 16 anni ci ha salvato".
Parole dure, durissime. Che fanno il paio con le carezze sul suo talento. E a Milanello hanno recepito l'antifona al volo. L'episodio capitato a inizio settembre – minorenne, fermato senza patente si è spacciato per Traorè – ha permesso al Milan di parlare a chiare lettere con il giovane francesino. "Cambia registro oppure ti mandiamo via". E il ragazzo sembra avere cambiato marcia. In allenamento si impegna, è molto recettivo, ma Allegri non vuole ancora usare la carota e premiarlo con una maglia da titolare. Una nuova lezione per la crescita umana di Niang. Perchè senza la testa non si diventare campioni.


