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I capricci di Robinho e Muntari

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 14 dicembre 2012, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
14.12.2012 00:00Editoriale
Pietro Mazzara
Pietro Mazzara

Ora tutto sembra avere un senso. La difesa ha trovato almeno tre quinti dei suoi titolari, Abate Mexes e De Sciglio. Constant e ora il rientrante Antonini sono le alternative. La scelta del portiere resta al momento subordinata allo stato di forma e alla condizione di Abbiati, nel frattempo si è imposto Amelia supportato da uno score positivo. La spalla di Mexes più gettonata è diventato Yepes, in attesa del recupero di Bonera, avendo nel frattempo dato qualche segnale incoraggiante Zapata e potendo così crescere Acerbi con meno fretta e maggiori aspettative.
Per quanto riguarda gli altri reparti, c’è un sistema di gioco, un modulo, che ispira e impone infine alcune scelte obbligate, stante la latitanza di Pato e sommandosi ora l’infortunio di De Jong. Ambrosini, Montolivo e Nocerino sono interpreti affidabili, avendo elevato il loro rendimento. Mancano alternative, in attesa di Muntari e Strasser, visto il rendimento insufficiente di Flamini, dovendo talvolta adattare sulla linea mediana ora Emanuelson, ora forse lo stesso Boateng. Un centrocampista è un acquisto da fare a gennaio, a Milanello potrebbe usare l’armadietto vuoto di Traoré. In attacco i problemi sono gli stessi del centrocampo, più o meno: El Shaarawy è la sicurezza, Boateng Robinho e Pazzini crescono, Bojan si è leggermente involuto intestardendosi sul tocco in più e soprattutto dimostrando una disarmante fragilità nei contrasti. Sono 5 per 3 posti fissi (oltre allo stesso Emanuelson), visto che di Pato si sa solo che esiste.  Un attaccante servirebbe come il pane.
A tutto questo bel ragionamento, corroborato dai risultati positivi in campionato (nelle ultime 8 giornate i rossoneri e la Fiorentina sono le squadre che hanno fatto più punti, 17 su 24) e in Champions, mancano i capricci. I mal di pancia. Quello più datato ce l’ha Robinho, svogliato e impalpabile anche nel 3-0 alla Reggina in Coppa Italia: un gol su azione in 5 mesi, molti palloni spediti in orbita, prestazioni altalenanti, infortuni random, la rabbia dei compagni per il suo atteggiamento (Parma-Bonera, Torino-Mexes), ma soprattutto una insindacabile “saudade” per il Brasile e per il Santos.

In una delle sue recenti visite al quartier generale, Berlusconi ha detto “mi sembra abbia cambiato idea”. L’offerta del Santos è trascurabile, al momento. In ogni caso, la questione non si pone: se vuole andarsene, se ne vada. Se vuole restare, lo faccia con coscienza, professionalità e attaccamento. Alla maglia e/o al contratto, purché attaccamento sia.
Quasi grottesco il caso di Muntari: si è infortunato in vacanza, è rientrato in tempi miracolosi, è sparito di nuovo, torna sotto Natale quando mancano 2 partite ci campionato e una in Coppa Italia prima della sosta, e il primo pensiero è per la Coppa d’Africa. Non abbiamo nulla contro la partecipazione dei giocatori alle manifestazioni in cui sono impegnate le proprie Nazionali: significa prestigio per il club di appartenenza, è una opportunità di ulteriore valorizzazione ed esperienza per loro, è fuori discussione che quando prendi un giocatore membro di una Nazionale straniera, devi accettarne gli impegni conseguenti. Ma questo caso è diverso: Muntari deve riconquistare una condizione ottimale, deve lavorare, deve lavorare col suo gruppo di appartenenza, gruppo in emergenza per i motivi che abbiamo elencato e l’infortunio di De Jong. La priorità di Muntari oggi sarebbe solo ed esclusivamente il Milan, con buona pace del Ghana. Non pare affatto sia così, invece.
Quali che siano i finali di queste due storie di capricci, la società dovrebbe (ri)cominciare con una linea di intransigenza. A certi professionisti i capricci non possono essere concessi. Sempre che confermino di essere professionisti.

per Milannews.it

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