La neve stimola la saudade: dilemma Robinho, il Milan si interroga
Matteo Calcagni
In questa stagione, nel bene o nel male, Robinho riesce sempre a far discutere. Prima gli infortuni, poi i malumori, seguiti dalle magie sul campo e dai sorrisi, quelli veri. L'attaccante verdeoro, pur peccando in leziosità, è sempre risultato decisivo: pensiamo all'assit a Napoli, il rigore contro la Juventus e la gemma di Torino. Giocate che hanno portato punti importanti, ma che non sono riuscite a placare i rumours sul possibile addio a gennaio dell'asso di São Vicente. Ultima tappa di questo particolarissimo percorso, la gara di Coppa Italia contro la Reggina. L'ex Manchester City è parso svogliato e poco attento, alternando buone cose a dimenticanze non facenti parte del suo repertorio. A pochi istanti dal preannunciato cambio con Niang, Robinho ha lasciato comunque una leggera impronta al match, risollevandosi dal torpore nell'azione che ha portato al gol di Mario Yepes (insidioso colpo di testa, palla recuperata e poi servita all'assistman Emanuelson). Sono queste piccole cose che, persino in serate non certo illuminanti, possono fare la differenza in positivo.
E' anche per tale ragione che il Milan non vuole privarsi a cuor leggero del brasiliano, talento indiscutibile sul piano della tecnica e della poesia calcistica. Il problema vero è la saudade del giocatore, probabilmente stimolata dalle impervie e recenti condizioni atmosferiche. Il giocatore ha già fatto intendere di gradire il ritorno al Santos, aprendo fessure e lanciando messaggi. La società rossonera sta invece perseguendo un'opera di convincimento, tentando di trattenere il numero 7 almeno fino al termine della stagione. Il Milan può farsi forte grazie al contratto in essere, ma non può combattere contro i mulini a vento. Se Robinho esprimesse la chiara volontà di tornare in Patria, trattenerlo controvoglia rischierebbe di tramutarsi in un errore: la valutazione milanista deve partire da qui, anche in relazione all'eventuale sostituto.


