Incognite di ieri, dubbi di oggi, scelte di domani
Luca Guazzoni
Dimenticare ieri, vivere oggi per pensare al domani. Il Milan si sveglia con il pensiero alla prova più dura (il Barcellona nel prossimo mese di dicembre), ma con lo spareggio Champions contro la Roma in bella vista e con tutte le incognite in entrata ma soprattutto in uscita del mercato di gennaio.
La sorte è stata maledetta da tutti i giocatori, dalla societá e da Allegri che avrebbe sperato in un accoppiamento meno impegnativo. Sia per avere reali chance di passare il turno sia per non dover buttare via troppe energie psicofisiche in vista della rimuntada da terzo posto. Che, incredibilmente, dista solo 6 punti grazie a capitomboli impreventivabili e penalizzazioni.
Proprio il piazzamento Champions per l'anno prossimo è il reale obiettivo per Allegri che sogna velatamente di mantenere il posto di lavoro anche dopo giugno. Il primo ostacolo si chiama Zeman, squadra indecifrabile tra picchi in altitudine e debacle da Terza Categoria. Passare all'Olimpico significherebbe nuova fiducia nel gruppo e lanciare un vero segnale alle avversarie: "Ci siamo anche noi". Perdere invece sarebbe un duro colpo da digerire, allontanarsi dal gruppo delle anti-Juve e non potere più sbagliare.
Sbagliare poi non si può nemmeno sul mercato. Il Brasil-Milan verrá smembrato e lascerá posto ad una squadra con meno fronzoli.
Robinho, che lo si sussurri o meno, ha deciso di andare via e dovrá essere bravo Galliani a recuperare più dei 7 milioni che il Santos ha messo sul piatto (che tuttavia basterebbero per mettere un bello 0 a bilancio nel capitolo plusvalenze/minusvalenze). Differente il discorso per Pato. Non averlo ceduto al Psg lo scorso gennaio (o meglio, aver fatto in modo di trattenerlo) si è rivelato un boomerang. Il Milan non ci crede più e il Papero non crede più nel Milan, nè forse nel calcio. Se il Corinthians per festeggiare il titolo di campione del mono vorrá scommettere su Pato ben venga. Che i milioni da incassare siano 20, 15, 7 o 0. Si libererà dello spazio salariale per alleggerire il bilancio. E costruire il futuro. Lo ha detto anche Berlusconi: "Al top in tre anni". Allora che rivoluzione sia, senza spazio per i sentimenti.


