Fabiani: "Ai tifosi della Lazio chiedo una tregua. L'Olimpico vuoto non mi fa dormire"
Angelo Fabiani, direttore sportivo della Lazio, ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali del club, parlando del momento che stanno vivendo i biancocelesti: "L'avvio di campionato è stato buono, importante, ma non significa niente, la strada è molto lunga, di insidie ce ne saranno tante, anzi tantissime. I ragazzi e il mister si godono questo bel momento, ma invito un po' tutti alla moderazione, conta quello che faremo domani e sabato avremo un match difficilissimo, forse il più complicato tra tutti quelli che abbiamo giocato. Sembra un paradosso".
Che cosa la colpisce di Gattuso?
"Vive le sconfitte come le vittorie, con il massimo equilibrio, la massima serenità. Dai ko devi trarre spunti positivi, da un successo spunti negativi... È un allenatore e un uomo navigato, oltre che un grandissimo ex giocatore, sta dimostrando di essere un tecnico di grandissime capacità, soprattutto morali".
Che cosa vuole sottolineare dopo il 3-0 contro la Juventus?
"Andare a Torino e portare via 3 punti non capita tutti i giorni. C'è soddisfazione per aver espugnato un campo difficile, aver vinto contro una società importante come la Juventus, ma i ragazzi hanno dato dimostrazione di grande forza anche in altre partite, penso a quella contro il Milan, dove nel primo tempo abbiamo stradominato. Nella ripresa siamo calati, però non avevamo cambi, loro invece hanno modificato la squadra".
Avete 10 marcatori diversi, solo l'Inter ha fatto lo stesso in Serie A.
"È tutto il complesso che si muove bene. Mi piace sottolineare la spigliatezza di Floriani Mussolini perché parlare di Dele-Bashiru, Belahyane, Taylor e gli altri è fin troppo facile. Bisognerebbe soffermarci su questo ragazzo che ci sta dando soddisfazioni e se le sta togliendo, vederlo giocare a Torino come un veterano è qualcosa di straordinariamente importante per la società e per il futuro del ragazzo".
Belahyane sembrava quasi arrivato un po' per caso, ora è un punto fermo.
"Lo conoscevamo, lo abbiamo seguito e osservato molto prima ancora di prenderlo e sapevamo che è quel tipo di giocatore che si definisce un prestativo. Porta a casa sempre la prestazione, non sarà mai un 7 o un 8, ma non sarà mai nemmeno un 5. Sembra leggerino e debole, ma ha una capacità di interdizione e di azione... Poi sa sempre cosa fare con il pallone, ha una visione di gioco innata e grandi margini di miglioramento. Con Gattuso sta trovando un equilibrio inaspettato, farà parlare di sé, è un 2004".
Come è nata l'idea Gattuso?
"C'è sempre stata nell'aria l'idea di farlo approdare alla Lazio. All'indomani della separazione con Sarri siamo andati su di lui, è bastata una stretta di mano, a lui piacciono le sfide, fa parte del suo carattere e c'è stata subito un'intesa con il presidente, il sottoscritto e il club".
Lui dice che è stato penalizzato dall'etichetta del motivatore.
"Un po' bluffa, lo conosco bene. Al di là dell'aspetto tecnico e tattico, questa squadra diverte, appassiona, ti prende. Il mister ha idee chiare, probabilmente stanno incarnando il suo spirito battagliero, penso sia uno degli ex calciatori più amati in Italia per quello che ha fatto in Nazionale, per i trofei vinti e perché è un gladiatore. Credo che i ragazzi si rispecchino un po' in lui e vogliano emularlo. Una squadra che finisce con una media di 31-32 chilometri significa che se un tempo si facevano 2 metri in meno, oggi se ne fanno 3 in più. La sua modestia lo porta a dire certe cose. L'umiltà o ce l'hai o non ce l'hai, non si compra al supermercato, lui la incarna. È un uomo di altri tempi".
4 clean sheet e 4 gol subiti, sono numeri importanti.
"Non sono scaramantico, ma superstizioso. Lasciamo le cose come stanno, viviamoci il buon momento perché 19 punti possono essere tanti, ma anche pochi. Bisogna vivere alla giornata, testa e cuore alla prossima. Mettersi ad autocelebrarsi penso sia la cosa più sbagliata che possa accadere, non credo lo consenta ai ragazzi".
Quanto è costato Mandas?
"Alla gente interessa poco il prezzo, non è corretto neanche fare cifre. Lui è nato già cresciuto, lo scorso anno ho fatto l'errore di mandarlo all'estero su richiesta del ragazzo e dei procuratori, ma non ha mai giocato e ha avuto bisogno di un po' di tempo per riprendere quella sicurezza fin da quando lo seguivamo in Grecia. Nulla di nuovo sotto al sole".
A Torino c'erano tanti tifosi, sabato invece all'Olimpico contro il Parma non ci saranno.
"Questa è la nota dolente. Nel settore ospiti c'è stato uno spettacolo, la gioia dei ragazzi di condividere con la gente questa vittoria... Sarò ripetitivo, mi prenderò altri insulti, ma non fa niente, è anche il mio ruolo, un dirigente ci deve mettere la faccia, le vittorie non appartengono a un dirigente, semmai le sconfitte. L'Olimpico vuoto lo sento un po' come un macigno, mi pesa molto, non dico mai cose banali, roba da non dormirci la notte. Rifacendomi a situazioni molto più serie di queste, le guerre andrebbero debellate dalla faccia della Terra, esistono anche le tregue. Lì salva migliaia di vite umane e scusate l'accostamento, ma quella parola... Voglio lanciare un guanto e non di sfida, ma di amore e buonsenso. Siamo tutti intelligenti, non c'è chi è più erudito, siamo tutti uguali e figli di nostro Signore. Perché non prenderci una tregua, poi ognuno rimane sulle proprie posizioni e ognuno vede la vita per quello che gli prospetta, ma potrebbe significare qualcosa di importante per la squadra e per l'allenatore. Non faccio questo ragionamento perché c'è un problema di botteghino, non c'entra niente. Mi piacerebbe vedere lo stadio pieno, al di là del risultato, accarezzare un clima bello e festoso, da condividere loro con i calciatori e i calciatori con loro. Ho lavorato intensamente, ma lo abbiamo fatto tutti anche per questo. Da questo campionato desidererei una tregua, ma l'idea di vincere con i tifosi penso che sarebbe il campionato più bello che io possa aver mai vinto".
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