De Zerbi è il settimo allenatore del Tottenham in sette anni. Ed è quello che rischia di più
Negli ultimi sette anni il Tottenham ha avuto diversi allenatori di altissimo livello. Perché dopo l'addio di Mauricio Pochettino - che era rimasto lì dal 2014 al 2019 - sono arrivati nell'ordine José Mourinho, durato due anni, poi Ryan Mason ad interim. Nuno Espirito Santo rimasto per un battito di ciglia, Antonio Conte per due stagioni. Di nuovo Ryan Mason per traghettare verso Ange Postecoglou. Ecco, l'allenatore australiano - scelto forse un po' a sorpresa rispetto a quelli prima di lui - ha dovuto gestire una transazione.
Cioè l'addio delle stelle, in particolare Harry Kane e Son. Lo ha fatto disputando un'annata pessima in Premier League, con la salvezza arrivata più per demerito delle avversarie che per bravura propria, ma anche vincendo l'Europa League. Per un club che non vinceva dal 1991 - nonostante ingenti sforzi economici - forse quello doveva essere un punto di ripartenza. Lo è stato nella maniera sbagliata, perché Postecoglou è stato esonerato. Thomas Frank non ha fatto bene, Igor Tudor anche peggio.
Ora tocca a Roberto De Zerbi. Dimostrare prima di tutto di essere all'altezza della sua nomea che lo ha portato ad allenare Shakhtar Donetsk, Brighton e Olympique Marsiglia senza vincere nulla (va detto che la guerra gli ha messo i bastoni fra le ruote, ma è arrivato ultimo in un girone Champions con lo Sheriff Tiraspol) se non una Supercoppa ucraina. Così come a far peggio di Di Francesco con il Sassuolo, per quanto riguarda piazzamenti e qualificazioni. Il rischio di una retrocessione è palpabile, ma le prossime tre gare - con Sunderland, Brighton e Wolverhampton - daranno probabilmente già una prima sentenza.
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