I Friedkin puntano davvero a qualcosa di nuovo. Con più presenza sul territorio
Ryan Friedkin è diventato il nuovo centro della Roma? Forse è ancora presto per dirlo, ma è chiaro che i fondi americani - per come hanno vissuto finora il nostro calcio - non hanno grande senso di esistere. Perché o trovano dei manager capaci e brillanti, capaci di lavorare di concerto, come nel caso dell'Inter di Marotta, Ausilio e gli altri, oppure il rischio di guerre intestine (vedi Milan, ma anche Roma) è dietro l'angolo. Perché c'è sempre qualcuno che riporta e l'altro che sta a sentire, magari fidandosi del giudizio di chi è destinato a gestire le cose.
Il Bologna ci ha impiegato anni prima di ingranare con Sartori. La Fiorentina era un progetto ambizioso - ma sostenibile, quindi di fatto sarebbe stato quasi miracoloso vincesse - e ora bisognerà capire come sarà l'era Paratici-Commisso. Il Verona è retrocesso dopo anni, lo Spezia è finito in C, il Parma ha speso tantissimo nel corso delle ultime stagioni e via dicendo.
Friedkin più presente diventa una stella polare. Affezionarsi al pallone non può essere solamente una questione fredda di numeri. Oppure di stadi da costruire senza una legge che migliorerà la situazione - prima o poi capiterà, ma non è dato sapere quando. Il calcio è una scienza inesatta che, se prendi tutte le decisioni giuste, può portare comunque al fallimento sportivo. Figuriamoci se sei distante 10 mila kilometri.
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