Abete contro Malagò per la FIGC: chi parte avanti? Come si vota? Tutte le risposte
Adesso è ufficiale: Giancarlo Abete e Giovanni Malagò sono candidati alla presidenza della Federcalcio. A 40 giorni dalle elezioni, in programma il 22 giugno, i due sfidanti hanno depositato le rispettive candidature, con i relativi accreditamenti. Inizia la fase cruciale di una campagna elettorale che in realtà ha già un chiaro favorito - l’ex presidente del CONI - e dei rapporti di forza abbastanza delineati.
Chi sta con Abete e chi con Malagò. Il primo, che ha già guidato la FIGC in passato, è stato accreditato dalla “sua” Lega Nazionale Dilettanti, di cui Abete è presidente dal 2022: sulla carta, vale il 34% dei voti in assemblea elettiva. Un bacino elettorale in realtà più ridotto, dato che la LND si esprime con il voto dei delegati dei vari comitati regionali e la Lombardia - che da sola vale il 3,7% - ha già fatto sapere che voterà Malagò. Quest’ultimo, invece, può teoricamente contare almeno sul 54% dei voti, rappresentati dalle componenti che lo hanno accreditato: la Lega Calcio Serie A (18%), l’Assocalciatori (20%), l’Assoallenatori (10%) e, da ieri sera, anche la Lega Serie B (6%). L’unica non schierata è la Lega Pro, che vale il 12% e finora ha preferito aspettare di leggere i rispettivi programmi.
Teoricamente… L’avverbio è quanto mai necessario. Intanto, perché tutte le componenti - di seguito la ripartizione dei voti - non sono un blocco unito e compatto, ma ciascuno il 22 giugno voterà secondo coscienza e con voto segreto (per quanto sia poi facile capire chi ha votato per chi). Così, se di Abete e della LND si è già detto, anche Malagò non ha davvero il 18% della Serie A, visto che per esempio Claudio Lotito (0,9%) è contrario. E poi c’è una questione tecnica non di poco conto: secondo un parere chiesto alla Corte Federale e che oggi il presidente dimissionario Gabriele Gravina porta in consiglio federale, le leghe professionistiche voteranno con l’organico del 2026/2027. Ciò significa che, per esempio, il Frosinone (che probabilmente appoggerà Abete visti gli ottimi rapporti con il presidente Maurizio Stirpe), voterà come club di Serie A, con il peso elettorale che questo comporta. Mentre, per esempio, la Serie B si è sì espressa ieri, ma ben 7 sui 20 club che attualmente formano il campionato sono destinati a votare in altre leghe. Ciò non toglie la palma di favorito a Malagò, ma potrebbe cambiare leggermente i rapporti di forza.
Come funzionano le elezioni federali
* Serie A – 20 delegati (ogni voto vale 4,644 per una somma complessiva di 92,88), 18%;
* Serie B – 20 delegati (ogni voto vale 1,548 per una somma complessiva di 30,96), 6%;
* Lega Pro – 57 delegati (ogni voto vale 1,086 per una somma complessiva di 61,902), 12%;
* LND – 99 delegati (ogni voto vale 1,772 per una somma complessiva di 175,428), 34%;
* Calciatori – 52 delegati (ogni voto vale 1,984 per una somma complessiva di 103,168), 20%;
* Allenatori – 26 delegati (ogni voto vale 1,984 per una somma complessiva di 51,584), 10%.
Come viene eletto il presidente? Si vota a scrutinio segreto, con un sistema elettronico. Per l’elezione del presidente è sufficiente la maggioranza semplice (cioè dei voti validamente espressi). È previsto un sistema di quorum variabili a seconda di quanti siano i candidati: se uno o due, si vota per un massimo di tre scrutini. Con più di due candidati, il primo turno è sostanzialmente un filtro: se nessuno ottiene la maggioranza, vanno al ballottaggio i primi due, fermo restando il limite massimo di tre scrutini complessivi.
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