Paolillo sulla Nazionale: "Mancini ct? Non dimentico lo sfregio. Ranieri ha fatto il suo tempo"
L'ex amministratore delegato dell'Inter commenta le vicende che riguardano l'Italia: "Maldini e Leonardo hanno agito da dilettanti"
Sono ore calde per il futuro della Nazionale Italiana. È in corso il consiglio federale nella sede della FIGC per discutere di temi chiave per il movimento calcistico. Dopo le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, Giorgio Chiellini ha fatto capire di non pensare ad un addio alla Juventus e secondo Sky Sport ora avanza forte la candidatura di Claudio Ranieri come direttore tecnico e con lui quella di Roberto Mancini come allenatore. L'ex amministratore delegato dell'Inter, Ernesto Paolillo, ha parlato a TuttoMercatoWeb.com delle sue sensazioni in merito alle vicende legate agli Azzurri e non solo.
Che idea si è fatto sulle dimissioni di Maldini e Leonardo?
"Hanno agito un po' come dilettanti allo sbaraglio. Malagò si è fatto tirare dentro ad una cosa che probabilmente non è ancora nella sua cultura e mentalità. Un conto è essere presidente del Coni, un altro della FIGC, anche lui deve avere il suo tempo per maturare la cultura necessaria per la Federazione. Le scelte fatte sono state assolutamente avventate".
Quale in particolare?
"Non si può accettare una candidatura come quella di Pirlo: è stato un grande calciatore, ma come allenatore non ha una grande storia. Stiamo parlando della scelta di un ct che guidi una Nazionale al momento fuori dal quadro internazionale: fuori dai Mondiali da tre edizioni, con anche scelte di gioco avventate e non produttive. Andava fatta un altro tipo di scelta. A mio parere la scelta era da fare fra i migliori che abbiamo come allenatori disponibili".
Quando parla di scelte da dilettanti, si riferisce anche al tentativo fatto per Guardiola?
"Assolutamente sì: tutti sanno Guardiola cosa avrebbe chiesto, eventualmente. Come si poteva pensare che accettasse per il piacere di guidare una Nazionale che oggi è un'impresa allenare, visto il livello? Era chiaro che non sarebbe venuto. Ci vuole uno che ami questa maglia e il rischio che comporta ora come ora".
Su chi avrebbe puntato, lei?
"Conte è il numero uno. Poi c'è anche Mancini, per carità, ma non bisogna dimenticare lo sfregio fatto andando in Arabia Saudita. Che a quanto pare attira tutti per i lauti stipendi, ma non è certo una scelta di qualità".
Roberto Mancini è ormai prossimo alla nomina di nuovo CT.
"Mancini è un allenatore di qualità e di esperienza, ma ripeto: contano anche i comportamenti. Non dimenticherei quello avuto da lui verso la Nazionale. Certo, oggi ormai sembra che vada sempre tutto bene. Sicuramente ha esperienza e risultati raccolti nettamente superiori a quelli di Pirlo. Conte a mio avviso resterebbe il numero uno, ma non so perché non venga preso in considerazione".
Come DT invece sembra arrivi Claudio Ranieri. Che ne pensa?
"Lo stimo come persona, ma anche lui ha fatto il suo tempo, a mio avviso. Se vogliamo lavorare alla ricostruzione di un'intera Federazione sotto il profilo tecnico per me dovevamo fare scelte più giovani e più coraggiose".
La 'sua' Inter intanto piazza il colpo Stones. La convince come si sta muovendo in un mercato complesso?
"L'Inter si sta rafforzando nel modo giusto, Marotta sa bene cosa fare e come farlo, senza proclami e con grande tranquillità. Negli anni ha dimostrato che dai parametri zero ha sempre scelto bene. L'Inter sta facendo del suo meglio: Marotta non ha alle spalle una proprietà propensa a spendere chissà quali cifre, deve operare per la capacità di spesa che il club mette sul campo. Grande fiducia in Marotta, che è bravissimo".
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