Capello ricorda Baresi e si commuove: "Era il giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere"
"Ho difficoltà anche a parlare". Non trattiene l'emozione Fabio Capello nel ricordare a Sky Sport Franco Baresi, scomparso oggi all'età di 66 anni. I due condivisero grandi pagine di storie al Milan, quando Capello era allenatore e Baresi calciatore: "Merita un grande omaggio. Io lo vidi esordire quando ancora ero un giocatore poi ho avuto la fortuna di allenarlo".
Il Milan ha pubblicato un bel messaggio.
"Un giocatore così bravo e importante non può non essere ricordato nel modo più bello possibile. Milano deve abbracciarlo e ringraziarlo per quello che ha dato al Milan e all'Italia: per la serietà, per l'attaccamento, per l'impegno. E' stato un esempio per tutti. Un Uomo onesto e modesto, virtù difficili da trovare in uno della sua popolarità. E' stato uno di quei giocatori che tutti gli allenatori vorrebbero avere, non solo per la bravura tecnica, ma per la forza che trasmetteva a tutti i compagni".
Virtù che lo portarono ad essere Capitano ad appena 22 anni.
"Quando fu scelto era molto giovane. Fu un passaggio storico perché ricevette la fascia da Rivera. L'ha tenuta e onorata per anni, facendo tutto il possibile affinché i Milan potesse raggiungere i risultati che ha ottenuto. Era importante per tutti per come si comportava, quando gli stranieri arrivavano trovavano subito nel suo comportamento serio e preciso un riferimento".
Che ruolo aveva Baresi nell'unione del suo Milan?
"Era il direttore d'orchestra della difesa. Riusciva a richiamare i difensori, i centrocampisti, era il vero regista della squadra. Ha fatto la fortuna dei tifosi ma soprattutto la mia: avere un giocatore con quella forza e l'equilibrio è qualcosa di unico".
Capiva il gioco meglio di tutti.
"Sacchi gli aveva insegnato un modo di difendere e quando arrivai io cambiammo i movimenti. Nonostante ciò si adeguò immediatamente. Per lui era importante non fossilizzarsi sulle vecchie idee ma cambiare a seconda di ciò che chiedeva il nuovo allenatore e riusciva a trasmettere questo anche ai compagni".
Si diceva che fosse uno di poche parole ma di tanti fatti.
"Era la cosa bella. La sua modestia nonostante fosse così famoso. Non se la tirava, non faceva pesare la sua popolarità. Trasmetteva serenità a tutti e la sua voglia di non adagiarsi (voce interrotta dall'emozione, ndr)".
Il suo ricordo di Baresi da giocatore dell'Italia?
"E' il ricordo di un giocatore che anche in maglia azzurra aveva la stessa voglia e determinazione. Giocò la finale dopo essere operato al menisco venti giorni prima: è un record, qualcosa di unico. Per lui il dolore non esisteva, contava solo onorare la maglia ed esser presente perché sapeva che avrebbe dato qualcosa in più con la sua sola presenza. Purtroppo quel rigore andò alto e le lacrime furono la dimostrazione del grande affetto che lui nutriva per la Nazionale".
Come descriverebbe Baresi a chi non lo ha mai visto giocare?
"Come un uomo che continuava ad allenarsi al massimo per raggiungere i risultati e i suoi obiettivi. Ha insegnato a migliorarsi sempre, la cultura del lavoro. Oggi perdiamo un grande calciatore, ma soprattutto una grande persona".
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