Luca Serafini, lettera aperta a Baresi: "Perdonami Franco..."
PERDONAMI FRANCO, NON ERO AL TUO FUNERALE
Ciao Franco. Per essere al tuo funerale martedì mattina avrei dovuto percorrere 700 chilometri in auto da solo, ma sai bene che non è stato questo a fermarmi: da una vita viaggio e vivo da solo. Il fatto è che mi sono interrogato sul motivo per cui avrei dovuto percorrere tutta questa strada ben sapendo quanto affetto, quanto amore mi ha legato alla tua esistenza.
Sono credente, fervente e praticante: non mi spaventano né la morte né i funerali, dove si va per consolare i vivi oltre che per salutare chi ci lascia. Mi sono immaginato tutto ciò che ho poi visto nella diretta tv: migliaia di tifosi, decine dei tuoi ex compagni, avversari, dirigenti, allenatori, collaboratori, amici, familiari. Una folla oceanica, come era normale, giusto, meritato. Non è stato nemmeno un esercizio di falsa modestia per crearmi un alibi: sono davvero convinto che un cantore, un cronista, un testimone di quello che hai fatto, di quello che avete fatto in quegli anni, abbia questo ruolo immerso tra voi e la gente, ma resti in fondo defilato se pensiamo a chi sono i veri protagonisti della storia. Chi la storia la fa.
Sono scoppiate polemiche odiose in questi giorni su chi ti avesse celebrato, ricordato, onorato pubblicamente, e chi no. Hanno coinvolto chi non lo ha fatto, ma persino chi lo ha fatto, accusato di protagonismo, caccia di like, persino monetizzazione dei video. Sorridi, Franco Baresi, ma fuori dal tuo mondo taciturno e discreto la vita sta andando così, lo sai bene: tutti giudici, tutti attori, tutti presenti. Qualcuno calpesta il rispetto anche nel dolore.
L’unica cosa che conta è che, dopo aver solcato da comandante tutti i mari del mondo sportivo, ti sei trovato in questo piccolo grande lago d’amore fuori da Sant’Ambrogio o incollato alla tv per il commiato. Hai visto, se mai ne avessi avuto bisogno, quale sincera partecipazione, quale profondo dolore ha vissuto e sta vivendo chi ti ha avuto da vicino. Nel mio piccolo, sono tra questi, altrimenti perché avrei pianto vedendo la sfilata che ha accompagnato e sollevato in spalla il tuo feretro? Perché avrei pianto ascoltando le grida e i cori dei tifosi? Altrimenti perché ho gli occhi lucidi da giorni ogni volta che scrivo o parlo di te?
La grandezza sportiva ha accompagnato lo spessore umano, in un cocktail che creò la meravigliosa definizione di te, quella che ricordo con maggiore emozione: “Un ufo venuto dalla terra”.
Ti accompagno con una preghiera e con ricordi infiniti. Perdonami ancora se puoi. Ti abbraccio, come uno dei tanti.
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