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L’ultimo saluto a Franco Baresi: la commozione del popolo rossonero e quel patto impresso su una fascia

L’ultimo saluto a Franco Baresi: la commozione del popolo rossonero e quel patto impresso su una fascia
autore
Redazione TMW
ieri alle 23:42Altre Notizie
Il mondo dello sport saluta per l'ultima volta l'eterno numero sei milanista. Tra le lacrime dei tifosi e i ricordi dei compagni di una vita, la fascia da capitano diventa il simbolo di una leggenda immortale

Il silenzio irreale di Piazza Sant’Ambrogio si è spezzato solo quando il feretro di Franco Baresi ha varcato la soglia della Basilica, in quel momento, il popolo rossonero ha tributato l’ultimo, straziante applauso al suo eterno Capitano.
Una cerimonia sobria, solenne, intrisa di una commozione profonda che ha unito generazioni di tifosi, dirigenti, avversari storici e compagni di mille battaglie, tra le navate della storica basilica milanese, il dolore si è fatto tangibile sui volti degli uomini che con Baresi hanno condiviso il tetto d'Europa e del mondo.

A sorreggere la bara, in un ideale ultimo sbarramento difensivo, c’erano gli amici di una vita intera: Marco van Basten, Daniele Massaro, Roberto Donadoni, Demetrio Albertini, Alessandro Costacurta e Filippo Galli.
Proprio quest'ultimo, visibilmente commosso, ha voluto ricordare la straordinaria caratura del compagno di reparto:
«Se ne va un leader silenzioso, stimato da tutti. Franco non parlava molto, ma a noi bastava guardarlo in campo. Ci lascia un vuoto immenso, ma anche una lezione di milanismo che non dimenticheremo mai».
Il tributo al leggendario numero 6 ha superato i confini del club rossonero, richiamando l'omaggio di tutto il mondo calcistico italiano, tra la folla anche Giancarlo Antognoni, compagno nell'indimenticabile spedizione mondiale del 1982:

«Franco è stato un punto di riferimento assoluto per i giovani, nell'82 diventammo campioni del mondo insieme e, anche se lui era giovanissimo, si vedeva già la stoffa del predestinato. Era un uomo d'altri tempi».

Poco distante, il presidente del Torino, Urbano Cairo, ha sottolineato lo spessore umano del Capitano:
«Era una persona speciale, dotata di un'umiltà e di un'eleganza uniche in campo e fuori, un grande signore che ha saputo gioire nelle vittorie straordinarie, ma che è rimasto fedele al Milan sempre, accettando le sconfitte e i momenti difficili con una dignità incredibile».

Il momento più toccante della giornata si è consumato sul sagrato, al termine della funzione. Daniele Massaro e Dejan Savićević si sono staccati dal corteo funebre per dirigersi verso la recinzione che separava la piazza dalla folla in lacrime.
Tra le mani di Massaro, sollevata verso il cielo come un trofeo ma custodita con la devozione di una reliquia, c'era la storica fascia bianca da capitano del Milan, autografata proprio da Franco.
Un gesto spontaneo e potente che ha scatenato la reazione dei tifosi della Curva Sud, i quali hanno risposto intonando a squarciagola i cori che per vent'anni hanno accompagnato le chiusure eleganti del "Piscinin".
Quella fascia non era solo un pezzo di stoffa: era il simbolo del comando, della fedeltà assoluta a una maglia e di un calcio romantico che perde uno dei suoi interpreti più puri e indimenticabili.
Milano si congeda così da un leader silenzioso, la cui classe rimarrà impressa per sempre nella storia dello sport.

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