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Taarabt: "Caddi in depressione per Inzaghi. Misi le mani al collo a Kakà, Abate era pesante"TUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 14:32Serie A
di Alessio Del Lungo

Taarabt: "Caddi in depressione per Inzaghi. Misi le mani al collo a Kakà, Abate era pesante"

Il trequartista transitato da Milanello spiega: "Durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo".
Adel Taarabt è uno dei calciatori più sottovalutati transitati negli anni 2000 in Serie A. Uno di quelli che avrebbe potuto fare molto di più di quanto ha fatto, ma che durò solo pochi mesi al Milan, come spiega a gazzetta.it: "Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. E lo dico con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli, che erano giocatori fortissimi. Seedorf mi stimava. Avevamo un rapporto quasi da padre e figlio. L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora oggi: all’andata feci una partita meravigliosa. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro”. Il suo carattere era complicato? “Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo…”. È vero che una volta mise le mani al collo di Kakà? "Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda". Con Abate che rapporto aveva? "Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria".

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