Conte avvisò: "Non accompagno il morto". Per questo il Napoli ha scelto Allegri e non Italiano?
In estate sembrava dovesse essere l'ambizioso Italiano il post Conte a Napoli. Forse troppo ambizioso per una squadra a fine ciclo?
È tornato a parlare Vincenzo Italiano e lo ha fatto in un'intervista destinata a far dibattere a lungo in questa pausa delle Nazionali. Dall'accoglienza in Turchia, alla frecciatina alla Juventus per la gestione Vlahovic, l'ex Fiorentina e Bologna si è dimostrato un fiume in piena, sottolineando inoltre come la scelta di unirsi al Besiktas sia arrivata soltanto dopo aver parlato a lungo con un altro club di Serie A. "Sì, c'era una squadra italiana, ma non dirò quale", ha confermato Italiano e, senza dover essere dei grandi indovini, è noto come la società a cui si riferisca sia il Napoli.
Troppa l'ambizione di Italiano per questo Napoli?
Separatosi dal Bologna proprio negli stessi giorni in cui intanto all'ombra del Vesuvio si stava consumando il divorzio tra De Laurentiis e Conte, Italiano sembrava il nome perfetto e più logico per ereditare la panchina azzurra. Alla fine però, come noto, non se n'è fatto di niente e i motivi (forse) stanno in un altro passaggio dell'intervista del tecnico: "Io sono un sognatore e il mio sogno è sempre stato quello di vincere lo scudetto". Parole che testimoniano l'enorme ambizione di un allenatore capace di far giocare alla Fiorentina tre finali consecutive e di riportare un trofeo a Bologna dove mancava da 50 anni. Troppa ambizione in questa fase di riassestamento del Napoli?Conte lo aveva detto: "Non sono qui per accompagnare il morto"
In tal senso, torna a mente come un macigno la cruda frase che Antonio Conte pronunciava circa 11 mesi fa dopo una sconfitta proprio contro il Bologna di Italiano: "Non sono qui per accompagnare il morto". Che Conte già sapesse quale sarebbe stato l'inevitabile destino del Napoli e dei suoi interpreti, logori dal tempo e dal lavoro di un sergente di ferro capace di spingere ogni squadra al limite e lasciarla spesso senza forze (fisiche ed economiche).Max colpevole ma anche vittima
Ed è qui che entra in gioco la scelta di un allenatore più accomodante, più aziendalista, come Massimiliano Allegri. In questo scenario Max diventa sia un colpevole sia una vittima di questo aspetto dicotomico tra il campo e le scelte dirigenziali. Perché sì il suo Napoli - la cui partenza è la peggiore degli ultimi sette anni - può e deve fare meglio e, al netto dei tantissimi infortuni, ha tutto per riuscirci. Ma allo stesso modo non possiamo non vedere come il Napoli sia a fine ciclo e la sensazione è che Allegri sia stato scelto proprio per un motivo: "accompagnare il morto".Altre notizie
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